VENEZIA – Dopo Comandante, Edoardo De Angelis torna in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia con un film che cambia completamente prospettiva. Se il precedente lavoro guardava alla Storia, Il fuoco che ti porti dentro sceglie invece di entrare nel territorio più complesso e universale di tutti: quello della famiglia. Tratto dall’omonimo romanzo autobiografico di Antonio Franchini, il film racconta il ritorno di un figlio nella propria memoria attraverso il rapporto, irrisolto e travolgente, con la madre. Un confronto che diventa anche una riflessione sul peso delle radici, sulla possibilità di emanciparsi dal passato e su ciò che, inevitabilmente, continuiamo a portarci dentro. Presentato nel Concorso dell’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il nuovo lavoro del regista napoletano è uno dei titoli più attesi in laguna.
Il protagonista è Antonio, che molti anni prima ha lasciato Napoli per costruirsi una nuova vita a Milano, dove ha trovato una famiglia e una carriera. Quel passato, però, torna improvvisamente a bussare alla sua porta quando, alla vigilia di Natale, arriva sua madre Angela, una donna ingombrante, imprevedibile, capace di essere affettuosa e feroce nello stesso istante. Quella che dovrebbe essere una semplice cena di famiglia si trasforma così in una lunga resa dei conti, facendo riaffiorare ricordi, incomprensioni e ferite mai davvero rimarginate.
De Angelis qui sembra interessato a esplorare il peso della memoria e il modo in cui il passato continua ad abitare il presente. Lo suggerisce anche il titolo del film: quel “fuoco” non è soltanto il dolore, ma anche l’amore, il senso di appartenenza e tutto ciò che, pur cercando di lasciarselo alle spalle, continua a vivere dentro di noi.
Lo stesso regista ha spiegato di aver cercato «un linguaggio nuovo», capace di raccontare «le cose di casa come paesaggi e la vita in famiglia come una lotta epica per la sopravvivenza». Un’intenzione che racconta bene l’ambizione del progetto: trasformare una vicenda profondamente privata in un racconto universale, dove la quotidianità assume i contorni della tragedia e, a tratti, della commedia. È un cinema che non cerca il colpo di scena, ma l’intensità emotiva, lasciando che siano i rapporti umani a guidare ogni scelta narrativa.
A dare corpo concreto a questo universo familiare sono Vanessa Scalera e Lino Musella, chiamati a interpretare due personaggi legati da un rapporto tanto viscerale quanto irrisolto. Attorno a loro si muove un cast di prima categoria che comprende Elena Radonicich, Ivana Lotito, Tommaso Ragno, Tony Laudadio, Nicole Malaj e Samuele Mazza, interpreti che contribuiscono a dare profondità a un racconto costruito soprattutto sui silenzi, sulle parole non dette e sulle conseguenze che certi legami continuano ad avere anche a distanza di anni.
Scritto da Francesco Piccolo, Ilaria Macchia e dallo stesso Edoardo De Angelis, il film conferma l’interesse del regista per un cinema in cui le relazioni diventano il vero motore del racconto. Dopo cinque settimane di riprese tra Napoli e dintorni, Il fuoco che ti porti dentro arriva al Lido con l’ambizione di trasformare una storia personale in una riflessione più ampia sulla memoria, sull’identità e sul difficile equilibrio tra ciò che scegliamo di essere e ciò che, volenti o nolenti, ereditiamo da chi ci ha preceduto.
Un tema che attraversa il romanzo di Franchini e che De Angelis sembra voler riportare sul grande schermo con uno sguardo intimo, ma tutt’altro che privato.
LEGGI ANCHE
Company: il passato non smette mai di parlare
Venezia 83, tutti i premi: il Leone d’Oro va a Woman Unknown
Un pò di luce: La nostra intervista a Ali Asgari a Venezia 83






Lascia un Commento