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«Il corpo è il mio primo linguaggio» – Caterina Rugghia, dalla danza al cinema con Cinque Secondi

A soli 22 anni e con tredici anni di danza alle spalle, la giovane attrice debutta nel film Cinque Secondi di Paolo Virzì. Un passaggio naturale dal palcoscenico al set, dove il corpo resta il primo strumento per raccontare emozioni.

Caterina Rugghia in una scena di Cinque Secondi
ROMA – C’è una naturalezza sorprendente nel modo in cui Caterina Rugghia attraversa linguaggi diversi — dalla danza al teatro, fino al cinema — senza mai perdere il filo della propria espressività. Classe 2003, allieva dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”, debutta sul grande schermo in Cinque Secondi di Paolo Virzì, portando con sé tredici anni di danza e una consapevolezza fisica che diventa strumento narrativo. Nell’intervista con Dario Cangemi racconta il passaggio dal linguaggio del corpo a quello cinematografico, la sorpresa del primo set e la sfida di interpretare emozioni attraverso il freddo di un lago e la precisione del gesto. Un incontro con una giovane artista che vive la recitazione come un’estensione del movimento, e la creatività come un territorio da esplorare senza confini.
Caterina, a 22 anni e con 13 anni di danza alle spalle, come ti sei sentita nel passare dal linguaggio del corpo (la danza) al linguaggio cinematografico in Cinque Secondi?
«Faccio fatica a scindere i linguaggi, per me le due cose entrano sempre in comunicazione. Nello specifico in occasione di questo ruolo, è stata fondamentale una certa competenza sul mio corpo, sul creare delle immagini anche molto distanti da me che la danza mi ha sicuramente regalato».
Qual è stato il momento sul set che ti ha fatto pensare che stavi vivendo qualcosa di diverso dal solito?
«Essendo la mia prima esperienza sul set non riesco a identificare un solo momento, è stato tutto un po’ surreale e non riesco ancora a credere che sia successo! Se ripenso oggi ai giorni di set mi sembra un po’ di averli solo immaginati».
Che esperienza è stata? C’è qualche sequenza del film che ti ha messo particolarmente in difficoltà o ti ha fatto uscire dalla zona di comfort?
«Sicuramente la scena che abbiamo girato al lago, sia perché è la più impegnativa che ho in questo film ma anche perché faceva molto freddo, e devo dire che la condizione del freddo è stata una super occasione interpretativa perchè mi ha dato una vera condizione con cui fare i conti, un ostacolo in più, in una scena che mi richiedeva un’ intensa condivisione emotiva».
Hai una passione per la scrittura che abbraccia poesie, racconti e testi teatrali. Come convive questa passione con la danza? Hai una “gerarchia” tra queste forme o ogni giorno decide lei?
«No non direi di avere una gerarchia tra queste passioni, in questo momento sono più concentrata sulla recitazione, anche se colgo tutte le occasioni che ho per mettere insieme tutte queste cose perché mi piace tanto coltivare tutte le mie passioni. Se mi immagino nel futuro spero di avere spazio per vivermi la mia creatività a 360 gradi».
Ora che hai partecipato a un film come Cinque Secondi, come immagini il prossimo passo del tuo percorso artistico? Vuoi tornare al cinema, concentrarti sulla danza, scrivere un testo teatrale o un libro?
«In questo momento sono all’ultimo anno dell’Accademia Silvio D’Amico, quindi sono focalizzata sulla mia formazione, il prossimo passo è  non perdere occasione per continuare a scoprirmi! E poi chissà mi affido al futuro».
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