ROMA – Alcuni film nascono da un sogno, altri che nascono da una resa. Tienimi Presente, debutto alla regia di Alberto Palmiero, appartiene alla seconda categoria. Ma è proprio da quella resa che nasce qualcosa di nuovo, di autentico: uno sguardo sul presente, sul disincanto e sulla fatica di restare fedeli a se stessi quando tutto intorno sembra spingere altrove.
Premiato come Miglior Opera Prima alla XX edizione della Festa del Cinema di Roma, il film – scritto, diretto e interpretato dallo stesso Palmiero – racconta la storia di un giovane regista che, dopo anni di tentativi e silenzi, decide di tornare nella provincia da cui era partito per inseguire il cinema. Una storia di ritorni, di attese, di domande che non trovano risposta. Come quella, temibile, che attraversa l’intero film: “E tu nella vita che stai facendo?”
Nel nostro spazio alla Fondazione Roma Lazio Film Commission, Palmiero ha parlato con il nostro Dario Cangemi del suo esordio e di cosa significhi fare cinema oggi dal Sud, con uno sguardo che non chiede compassione ma ascolto. Perché Tienimi Presente è prima di tutto un atto di resistenza: contro l’indifferenza, contro la paura, contro l’idea che partire sia sempre l’unica via possibile.
Girato tra Roma e la provincia di Caserta, il film alterna la leggerezza del racconto quotidiano a un’ironia malinconica che rimanda al primo Moretti e a Gianni Di Gregorio. È una cronaca del nostro tempo, ma anche un autoritratto di chi sceglie di non arrendersi: “straniero ovunque”, forse, ma presente – fino in fondo – nella propria storia.
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