LONDRA – Yorgos Lanthimos non smette di sorprendere. Dopo aver ridefinito il concetto di cinema con The Favourite, Poor Things e Kinds of Kindness, il regista greco è sbarcato al BFI London Film Festival 2025 con Bugonia, il suo nuovo e già chiacchieratissimo film. Stavolta, al centro della storia c’è Emma Stone nei panni di una potentissima CEO rapita da due uomini convinti che sia… un’aliena pronta a distruggere la Terra. Un incubo surreale, disturbante e irresistibilmente lanthimosiano, dove la paranoia diventa satira e l’assurdo si trasforma in specchio dei nostri tempi.
Durante un incontro con Jesse Armstrong – mente dietro Succession – Lanthimos ha scherzato (ma non troppo) su uno dei lati più faticosi del mestiere: la promozione. Interviste, photocall, domande ripetute mille volte. Il tutto fino all’idea, provocatoria e perfettamente in linea con il suo universo: creare un avatar AI di sé stesso e mandarlo in giro a parlare dei suoi film. “Così almeno potrei tornare a girarli”, ha detto ridendo, ma con quella sincerità che solo chi ha vissuto il cinema da dentro sa permettersi.
Ironia a parte, la battuta racchiude molto del pensiero di Lanthimos: l’idea di un mondo sempre più automatizzato, dove l’artificio può sostituire l’autenticità. Ed è anche per questo che Bugonia – tra fantascienza e allegoria – arriva come un film perfettamente figlio del suo tempo: un thriller che parla di potere, controllo e identità, e che trasforma la follia contemporanea in arte visiva.
E mentre Emma Stone conquista ancora una volta pubblico e critica (si parla già di una nuova corsa agli Oscar dopo Poor Things), Lanthimos continua a ribaltare ogni aspettativa. Che si tratti di un set o di una battuta sull’intelligenza artificiale, la sua visione resta la stessa: geniale, disturbante, e sempre un passo avanti a tutti.
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