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A Big Bold Beautiful Journey: memoria, magia e il destino dietro le porte del tempo

Colin Farrell e Margot Robbie guidano un viaggio tra ricordi perduti e possibilità alternative, firmato Kogonada. Ora al cinema

Un'immagine tratta dal film

ROMA – Un GPS che conosce i ricordi tanto quanto la strada. A Big Bold Beautiful Journey è il film con cui Kogonada osa un salto ambizioso, mescolando romanticismo e realismo magico in un percorso sensibile e al contempo universale. David (interpretato da Colin Farrell) è diretto a un matrimonio quando scopre che la sua auto è stata bloccata. In cerca di aiuto, si imbatte in un’agenzia di noleggio anomala che gli assegna un veicolo dotato di un GPS speciale: non un semplice navigatore, ma una guida che sembra conoscere il destino. Sul suo cammino si imbatte in Sarah (interpretata da Margot Robbie), e insieme i due intraprendono un percorso che trascende le coordinate del presente per penetrare stanze dimenticate del passato.

Margot Robbie e Colin Farrell in una scena del film

Tra porte misteriose e varchi onirici, il film conduce i protagonisti a confrontarsi con il dolore, le scelte non fatte e il desiderio di cambiare. Ogni tappa del loro viaggio è l’occasione per interrogare il tempo: cosa si può riscrivere? Quali ferite restano elastiche per essere guarite? Kogonada, con delicatezza visiva, intreccia le memorie e le emozioni in uno sguardo sospeso tra sogno e consapevolezza. La sceneggiatura, opera di Seth Reiss, dialoga con la cifra del regista, puntando a espandere il suo universo senza perdere quel senso di intimità e contemplazione che ha caratterizzato After Yang.  In un cast corale si aggiungono Phoebe Waller-Bridge, Lily Rabe, Jodie Turner-Smith, Kevin Kline e altri interpreti di profilo internazionale.

I protagonisti in un’immagine simbolica del film

Distribuito da Sony e adesso nelle sale italiane, A Big Bold Beautiful Journey si propone forse come l’opera più ambiziosa di Kogonada finora: un tentativo di coniugare la massa e l’émotion, di parlare al grande pubblico senza rinunciare all’eleganza autoriale. Un film che vive di sospensione e grazia, dove ogni inquadratura (studiata) sembra respirare il tempo stesso. Non tutto funziona — la struttura frammentata rischia a tratti di disperdere l’emozione — ma quando il regista trova il suo equilibrio tra sentimento e concetto, il risultato è più che sufficiente. E poi Farrell e Robbie. Anime erranti, perfettamente calibrate tra smarrimento e desiderio, così da far dell’intero film un invito alla tenerezza: a ricordare, ma anche a lasciar andare.

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