ROMA – Ci sono storie che nascono dal caso e finiscono per raccontare molto più di un incontro. Il professore e il pinguino, il nuovo film diretto da Peter Cattaneo – già autore di Full Monty – Squattrinati organizzati – appartiene proprio a questa categoria: un piccolo gesto che si trasforma in un atto di resistenza morale. Il protagonista è Tom Michell (interpretato da Steve Coogan), un insegnante britannico che nel 1976 si trasferisce in Argentina per lavorare in un collegio d’élite. Qui, in un Paese sospeso tra sogni e repressione, il destino lo mette davanti a un incontro inatteso: un pinguino sopravvissuto a una catastrofe ambientale. Michell decide di salvarlo e, da quel momento, tra i due nasce un legame tanto bizzarro quanto toccante.

Ma Il professore e il pinguino non è solo la storia di un’amicizia insolita. È anche un film che parla di responsabilità individuale, di scelte (talvolta) silenziose in un contesto di paura e censura, quando ogni gesto di compassione poteva diventare un atto politico. Cattaneo intreccia realismo e poesia, alternando la durezza del periodo storico all’ironia leggera di un uomo che trova nel suo nuovo compagno a piume un motivo per non arrendersi.

Nel cast, accanto a Coogan, troviamo Jonathan Pryce, Vivian El Jaber, Björn Gustafsson e Julia Fossi, in una pellicola che sceglie il tono del racconto morale più che quello della cronaca storica. Distribuito nelle sale italiane dal 9 ottobre, Il professore e il pinguino è una piccola favola civile: un promemoria di umanità in tempi di silenzio, dove perfino un animale può ricordarci quanto la gentilezza, a volte, sappia essere rivoluzionaria.
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