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X-Men: Dark Phoenix? Un inno pop all’uguaglianza e all’emancipazione

Meno azione, più introspezione: la saga dei Mutanti Marvel si chiude nel segno della libertà

ROMA – Anche l’Universo dei Mutanti Marvel ha chiuso il suo cerchio. Iniziata addirittura nel 2000 (ma la storyline ufficiale, a giudicare dagli eventi di quest’ultimo capitolo, sembra scavalcare i film di Bryan Singer e riparte direttamente da X-Men: Le Origini – Wolverine, del 2009), la saga parallela a quella degli Avengers è riuscita ad incassare in undici film ben 5 miliardi di dollari, creando una vera e propria alternativa al mondo dei Vendicatori. Film più oscuri, personaggi contrastanti e conflittuali (qualcuno ha detto Magneto?) che esplodono, letteralmente, nell’ultimo atto, X-Men: Dark Phoenix, diretto da Simon Kinberg. Legato al franchise come sceneggiatore fin dai tempi di Conflitto Finale.

Il Professor X e gli altri X-Men

Dunque, le avventure dei Mutanti (presumibilmente continueranno con la Marvel Studios, ora che la Fox è stata acquistata dalla Disney), finiscono nell’unico modo possibile. Ovvero: una partita a scacchi giocata dall’inizio alla fine, dove i ruoli, gli uomini e gli eroi si mischiano in una battaglia ridotta all’osso, lasciando invece molto più spazio alle dinamiche emozionali tra i personaggi. E ritroviamo tutti i membri del team: dal professor Xavier interpretato da James McAvoy alla Mystica di Jennifer Lawrence, passando per Bestia (Nicholas Hoult), Tempesta (Alexandra Shipp) e Scott “Ciclope” Summers (Tye Sheridan). Ma sono due quelli che più di tutti lasciano un’impronta importante sulla storia: Sophie Turner con la sua Jean Grey e Michael Fassbender, alias Magneto.

La Fenice Sophie Turner in un dettaglio del poster giapponese

Del resto, il dodicesimo capitolo degli X-Men si basa sull’arco narrativo della Fenice Nera (10 albi, pubblicati nel 1980, periodo d’oro per i Mutanti di Stan Lee) dove proprio Jean, investita da una potente entità cosmica, muta in una Fenice dai poteri pressoché illimitati. Così, la sceneggiatura firmata dallo stesso regista, parte in modo simile: i Mutanti, impiegati in una missione di salvataggio nello spazio, incappano in questi strani raggi, capace di entrare e alterare le condizioni psicofisiche di Jean. Mettendo la squadra del Professor X davanti una delicata e dolorosa scelta.

Magneto e Jean Grey, alias Michael Fassbender e Sophie Turner

Ambientato nel 1992 (senza che l’anno sia necessariamente un personaggio), X-Men: Dark Phoenix dosa azione e dialoghi, senza mai provare ad emulare i filone dei Vendicatori. Essenzialmente, il franchise di Magneto e Xavier, è nettamente un’altra cosa, rispecchiando l’aurea malinconica e buia del mondo dei Mutanti, enfatizzando il loro bisogno di essere compresi e accettati. «Dovremmo chiamarci X-Women», asserisce la Mystica di Jennifer Lawrence, dopo aver portato a termine una missione. Perché, più dell’azione o degli effetti speciali, in Dark Phoenix, viene fuori un dramma dove i supereroi lottano (prima) per loro, cercando nell’emancipazione e nell’uguaglianza la chiave di una salvezza comune.

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Qui potete vedere il trailer di X-Men: Dark Phoenix:

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