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Vincent Lindon: «La lotta sociale è necessaria, ma per poter vincere non bisogna aver paura di perdere»

Lo stato, il popolo, le battaglie impari: l’attore francese racconta a Hot Corn il suo ultimo film, In guerra

Vincent Lindon in una scena di In guerra, in sala dal 15 novembre.

MILANO – Nel nuovo film di Stéphane Brizé, In guerra – in sala dal 15 novembre – Vincent Lindon interpreta Laurent Amédéo, il portavoce di 1100 dipendenti della fabbrica Perrin Industries, chiusa all’improvviso nonostante i sacrifici finanziari degli stessi dipendenti e l’aumento dei profitti dell’ultimo anno. Laurent e i suoi colleghi si opporranno alla decisione, pronti a qualsiasi cosa pur di difendere il loro posto. Un’opera attuale che brucia e riflette sulla degenerazione del liberismo, sulle condizioni di precarietà esasperate e su un mondo del lavoro sempre più legato al profitto e sempre meno al rapporto umano e alle tutele del lavoratore. Di passaggio a Milano per il tour promozionale del film, abbiamo chiesto a Lindon di raccontare In guerraHot Corn.

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Vincent Lindon è Laurent Amédéo.

IL LAVORO «In guerra porta in scena una realtà a cui assistiamo tutti i giorni. Quando vediamo i manifestanti nei loro eccessi di violenza nei telegiornali, vengono sempre additati per la loro intemperanza e le loro ragioni vengono trascurate. Io e Stéphane (Brizé, il regista, nda) ci siamo domandati per quale motivo un lavoro che produce un profitto non sia sufficiente, e per quale assurdità si debba smantellare il lavoro di migliaia di persone affinché il profitto sia ancora più elevato. Viviamo in un mondo ingiusto, in cui chi è ricco vuole essere sempre più ricco a discapito di chi deve sopravvivere ogni giorno e non ha nessuna certezza per il futuro. Questa è la follia del nostro mondo individualista, la sua disfunzione».

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Una scena del film.

IL PERSONAGGIO «Condivido tanti punti del mio personaggio del film, Amédéo: prima di tutto, la collera nei confronti delle ingiustizie. Io non lavoro in una fabbrica, però ho attinto a tutte le mie rabbie per dare vita al personaggio. Mi sono sentito uno strumento portato davanti alla macchina da presa che dà sfogo all’ira, quella stessa ira che rappresenta la frustrazione e la rabbia. Grazie al lavoro con il regista e con tutta la troupe, inclusi gli attori non professionisti che interpretano i miei colleghi, ho sentito un’aderenza totale con le ragioni del mio personaggio…».

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Vincent Lindon e le voci della ragione.

NESSUNA RESA «I licenziati? Per loro non esiste più la possibilità di ricollocarsi. Quello che racconta il film è un’autentica dichiarazione di guerra dell’azienda nei confronti dei dipendenti che hanno lavorato per loro: «Eccovi la pistola, ora ammazzatevi», dicono. La loro unica scelta è la lotta, nonostante sia una battaglia vana perché lo Stato ha approvato da decenni delle leggi a loro sfavore. Questo vale anche per chi lavora per un giornale: se il giornale va male o chiude, ti dicono di andare a casa, di accontentarti. Può succedere dall’oggi al domani a chiunque di noi. Per poter vincere, non bisogna aver paura di perdere. In guerra è un film sulla disparità della lotta».

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La battaglia di Lindon.

CINEMA POPOLARE «In guerra è dedicato a chi vuole approfondire la realtà. Affrontare un argomento così drammatico non solo per la Francia, ma per tutte le società capitaliste può avere un riscontro popolare. Registi come Brizé o Ken Loach non prendono in giro gli spettatori, non dipingono i buoni da una parte e i cattivi dall’altra, mostrano la società in cui viviamo. Nei loro film c’è anche una componente di intrattenimento, così come un percorso narrativo ed emozionale».

Lindon con il regista di In guerra, Stéphane Brizé.

LA RIFLESSIONE «Credo che film come questo spingano lo spettatore a compiere una riflessione, a pensare. Questa è la differenza con i reportage televisivi, che spesso non riescono a raccontare la verità, mentre il cinema può servirsi di una narrazione che inchioda alla sedia. Questi atuori resistono per la qualità delle loro opere, non perché rispondono alle logiche di un mercato flessibile e distorto».

Qui potete vedere il trailer di In guerra:

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