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Tom Ford torna alla regia (e sceglie Adele): il nuovo film è un viaggio nell’Italia del Settecento

Dopo A Single Man e Nocturnal Animals, lo stilista e regista firma Il grido fino al cielo, dramma storico ispirato ad Anne Rice. E segna anche il debutto cinematografico di Adele.

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ROMA – Dopo quasi dieci anni di silenzio, Tom Ford torna dietro la macchina da presa e lo fa come solo lui sa fare. Il suo nuovo film, Il grido fino al cielo (Cry to Heaven), è tratto dal romanzo di Anne Rice e sarà un dramma storico ambientato nell’Italia del XVIII secolo: un mondo di musica, potere, in cui la bellezza si mescola alla crudeltà.

Al centro del racconto, l’universo dei castrati, le celebrità dell’opera barocca, capaci di incantare le corti europee con voci eteree e destini spezzati. È in questo scenario che farà il suo esordio cinematografico Adele, la superstar britannica vincitrice di 16 Grammy, pronta a spogliarsi del ruolo di icona pop per vestire i panni di attrice in un progetto intenso e ambizioso.

Ford, che firma anche la sceneggiatura, porterà la sua estetica riconoscibile – fatta di eleganza, tensione e precisione – nelle atmosfere decadenti e sensuali del romanzo della Rice. Un ritorno che non è solo cinematografico ma quasi rituale: dopo aver ridefinito il rapporto tra immagine e identità in A Single Man e Nocturnal Animals, lo stilista-regista sembra voler esplorare ancora una volta le ferite del desiderio e la bellezza dell’imperfezione.

L’Italia farà da sfondo alle riprese, tra teatri, palazzi e scorci barocchi: un tributo alla cultura e all’estetica di un’epoca in cui arte e sofferenza convivevano sullo stesso palcoscenico. E per Adele, da sempre legata alla dimensione emotiva della voce, il debutto nel mondo del cinema potrebbe rivelarsi un’estensione naturale del suo modo di raccontare il dolore e la rinascita.

Con Il grido fino al cielo, Tom Ford promette un ritorno in grande stile: un film che unisce moda e cinema, musica e sentimento, e che – come le sue collezioni e i suoi film precedenti – parla il linguaggio universale della bellezza che non ha paura di ferire.

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