ROMA – C’è sempre qualcosa di profondamente inquietante nell’idea di fusione. Nell’amore, nel desiderio, nel bisogno che l’altro diventi parte di noi fino a inglobarlo. Michael Shanks, al suo debutto dietro la macchina da presa, porta questa intuizione alle estreme conseguenze con Together, un body horror soprannaturale che non lascia indifferenti. In uscita nelle sale italiane l’1 ottobre con I Wonder Pictures, il film ha già conquistato pubblico e critica internazionale, confermando quanto il genere sia oggi uno dei linguaggi più fertili per raccontare le fragilità umane.
Al centro, una coppia come tante: Millie (Alison Brie), insegnante che desidera stabilità e un futuro insieme, e Tim (Dave Franco), musicista mancato e tormentato da lutti irrisolti. La loro storia inizia come un dramma sentimentale: lei propone il matrimonio, lui esita, e quell’incertezza diventa il sintomo di un legame che fatica a tenersi in piedi. Trasferirsi in un paesino sperduto sembra la soluzione, ma l’idillio dura poco. Una notte passata in una grotta misteriosa segna l’inizio di un incubo irreversibile: i loro corpi iniziano a fondersi, a incastrarsi l’uno nell’altro, come se l’amore fosse diventato una condanna biologica.

Il film dialoga inevitabilmente con The Substance, il body horror che ha ridefinito il genere. Lì la trasformazione era una scelta, una metafora potente sul corpo femminile, sull’invecchiamento e sulla paura di smettere di essere young and beautiful – per citare Lana Del Rey. Qui invece l’orrore è subito imposizione, non liberazione: Millie e Tim non scelgono di fondersi, sono costretti. Non è un atto di emancipazione ma di condanna. È l’incarnazione estrema della codipendenza: non riuscire più a staccarsi dall’altro, neanche quando si vorrebbe.
Ed è proprio in questo ribaltamento che Together trova la sua forza. Shanks costruisce un’opera imperfetta ma sorprendente, capace di contaminare il body horror con il mélo e persino con la commedia romantica. In fondo, la sua è una “commedia del rimatrimonio” portata all’estremo: prima di arrivare all’unione desiderata, due persone devono attraversare l’inferno di diventare un unico corpo. Non c’è separazione da sanare, ma incomprensione da superare. E per farlo, i protagonisti devono sopravvivere all’orrore di vedersi annullati l’uno nell’altro.

Brie e Franco, coppia anche nella vita reale e produttori esecutivi del film, investono tutto: crediamo ai loro sguardi, ai loro gesti, al terrore di chi non riesce più a distinguere dove finisce il proprio corpo e dove comincia quello dell’altro. Il film non sempre è originale nelle immagini, ma riesce a trovare un suo respiro personale, soprattutto nel finale. Un finale che è insieme tenero e mostruoso: sulle note di 2 Become 1 delle Spice Girls, Millie e Tim danzano mentre i loro corpi si fondono per sempre. È un abbraccio che non si dimentica, dolce e disturbante, estremo e inevitabile.
Così Together diventa qualcosa di più di un horror di genere. È un film che interroga l’amore come ossessione, la coppia come prigione, il bisogno dell’altro come minaccia di annullamento. Una riflessione cupa e radicale che trova nell’orrore la sua forma più vera. Perché a volte, per raccontare l’amore, bisogna avere il coraggio di chiamarlo col suo nome più oscuro: paura.
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