LOS ANGELES – «Per quanto possa sembrare strano, considerati i miei 66 anni, mi sento un’adolescente come Mercoledì Addams». A farci questa confessione è Tim Burton, mente visionaria dietro l’universo dark della serie Mercoledì, presto in arrivo su Netflix (questa volta divisa in due parti: la prima sarà disponibile in streaming dal 6 agosto, la seconda dal 3 settembre). Con una filmografia che spazia da Batman a Beetlejuice Beetlejuice, fino a Edward Mani di Forbice, Burton è da sempre una figura unica nel panorama gotico contemporaneo: un outsider che è riuscito, in modo quasi miracoloso, a sopravvivere e spesso a prosperare nel sistema degli Studios hollywoodiani.
«In questa stagione il viaggio di Mercoledì, che non può non avere il volto di Jenna Ortega, è più complesso, si destreggia tra famiglia, amici, nuovi misteri e vecchi avversari», ci spiega Burton che anche per questa stagione continuerà a ricoprire il doppio ruolo di regista e produttore esecutivo.
Mentre la serie è già rinnovata per una terza stagione e si sta lavorando a uno spin-off, al momento tra le novità più attese del nuovo cast c’è Lady Gaga, che apparirà nella seconda parte nei panni di Rosaline Rotwood, leggendaria insegnante della Nevermore, descritta come «misteriosa ed enigmatica». Tra i nuovi volti spiccano anche Steve Buscemi, nel ruolo del nuovo preside Barry Dort, e Joanna Lumley, che interpreta Hester Frump, la madre di Morticia e nonna di Mercoledì.
E se Tim Burton fosse uno studente della Nevermore Academy, gli chiediamo, che tipo di alunno sarebbe? «Mi espellerebbero. Davvero. Ci sono poche persone che odiano la scuola quanto me».

Il fascino di Wednesday
“Quando ho letto la prima stagione mi era sembrato che fosse stata scritta apposta per me. Anche se chiaramente non sono una ragazza adolescente, a volte mi sento come se lo fossi! La visione del mondo di Mercoledì sulla famiglia, la scuola, la psicanalisi è originale e tagliente. È proprio questo che mi ha conquistato: la forza del personaggio. La famiglia Addams in generale è fatta di personaggi sopra le righe, ma che alla fine sono una famiglia. E diciamoci la verità, ogni famiglia è un po’ strana, compresa la mia. Per me, questo ha un grande valore simbolico. La cosa affascinante degli Addams e soprattutto di Mercoledì è che sono degli outsider totali, ma ciascuno di loro ha una straordinaria sicurezza in sé stesso”.
La trasformazione degli attori nei personaggi
“Tutto parte da loro. La cosa più bella di questo processo è creare ambientazioni e scenografie in cui questi personaggi potessero vivere e respirare. Per me comincia tutto dai personaggi. Il resto viene da sé. Succede qualcosa quando gli attori indossano i costumi perché li vedi trasformarsi. Anche da lontano, li vedevo diventare davvero quei personaggi. È stato bellissimo trovare attori con i quali avevo già lavorato. Con Steve Buscemi, ad esempio, col quale ho lavorato per Big Fish, parlavamo del look del suo personaggio e gli ho dato come ispirazione una statuetta di Edgar Allan Poe. Lui interpreta il nuovo preside della Nevermore Academy e lo stesso nome della scuola è un riferimento diretto alla poesia di Poe “Il corvo”. (La nuova serie trae ispirazione dall’opera di Edgar Allan Poe, in particolare da “La maschera della morte rossa”, ndr). Mentre io e Joanna Lumley avevamo già lavorato insieme in La sposa cadavere, ed è stata semplicemente straordinaria. Mi sento fortunato, anzi, benedetto, a poter lavorare di nuovo con queste persone incredibili. Era da tanto che non vedevo Steve e Joanna, ma appena ci siamo ritrovati, è stato come se non fosse passato un giorno”.
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Un ritorno allo stile poetico e gotico delle origini
“Ho iniziato nell’animazione, il mio primo film è stato un cortometraggio in stop-motion quindi l’animazione ha sempre fatto parte del mio linguaggio creativo. In questo caso, nel primo episodio abbiamo scelto di usare questa tecnica per una scena che raffigura una storia che viene raccontata da dei ragazzini, quindi ci sembrava giusto darle quell’aspetto artigianale, quasi a basso budget, come quando da studente facevo film con oggetti trovati qua e là. Inoltre, girarla in live action sarebbe stato troppo costoso e tutto sommato mi piaceva proprio quell’idea: ragazzini che raccontano una storia strana davanti al caminetto. È stato divertente tornare a quello stile”.
Trovare il giusto tono tra horror e favola
“Onestamente ho sempre avuto difficoltà con queste distinzioni. C’è chi dice che qualcosa è troppo cupo o troppo leggero, ad esempio Nightmare Before Christmas veniva considerato troppo spaventoso per i bambini e invece ai più piccoli piace tantissimo. Le fiabe e le favole ci restano dentro proprio perché mescolano luce e oscurità, umorismo e paura, dramma e magia. Ecco, per me la vita è così: un miscuglio di tutte queste cose. Non ci penso troppo. Quando lavori con persone così straordinarie, il tono si trova da solo”.
La passione per questo lavoro
“Ricordo che il primo giorno della prima stagione, Jenna Ortega era lì prima di tutti, osservava ogni cosa. A volte ne sapeva più di me. Ed è proprio questa la bellezza del lavoro: sì, abbiamo le sceneggiature, ma ogni giorno arriva qualcuno con nuova energia, con delle sorprese. Questo rende il nostro lavoro vivo. Sembra davvero di girare dei piccoli film ogni giorno. Infatti io amo vedere l’entusiasmo che si accende sul set quando arrivano gli attori. Anche la troupe si accende. Dal direttore della fotografia agli scenografi, tutti si entusiasmano. Sono fortunato a lavorare con persone che ispirano chiunque stia intorno a loro”.
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