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Taika Waititi: «JoJo Rabbit? La commedia come arma contro l’intolleranza»

Charlie Chaplin, la stupidità di Hitler e Scarlett Johansson: da Los Angeles, la nostra intervista al regista

Taika Waititi sul set di JoJo Rabbit

LOS ANGELS – Dal cinema indipendente neozelandese a Hollywood: un salto straordinario quello di Taika Waititi, autore di uno dei film più originali di quest’anno, Jojo Rabbit. «Non è una commedia sull’olocausto, piuttosto è un film drammatico con dentro un messaggio importante e semplice: siate gentili», spiega Waititi quando lo incontriamo a Los Angeles, all’intima conferenza stampa al Four Seasons di Beverly Hills. Ambientato nella seconda guerra mondiale e liberamente basato sul romanzo di Christine Leunens Caging Skies, Jojo Rabbit (in Italia presentato al Torino Film Festival e poi dal 23 gennio al cinema) è la storia di un bambino (Roman Griffin Davis) che ha per migliore amico un Adolf Hitler immaginario (Taika Waititi) e per madre (Scarlett Johansson) una ribelle che nasconde una ragazza ebrea dalla persecuzione nazista. A Toronto vince il People Choice Award, un premio visto da molti come un buon indicatore degli Academy Award: «Al momento ho troppe cose da fare per pensare agli Oscar», spiega Waititi, abbassando il muso, quasi borbottando. «Girerò un nuovo film alle Hawaii entro la fine dell’anno; il lavoro mi distrae da certi pensieri… forse è per questo che non mi fermo mai».

Taika Waititi, da Thor: Ragnarok a JoJo Rabbit

LIBRO Vs FILM «Fu mia madre ad aver letto per prima il libro. Me lo descrisse come la storia di un bambino che non ha mai visto un ebreo in vita sua, sa solo ciò che gli è stato insegnato dalla propaganda e poi incontra una ragazza ebrea sotto il tetto di casa. Dunque ai suoi occhi la ragazza è un vero e proprio mostro e lui è impietrito al solo pensiero che gli stia così vicino ma alla fine scopre che questa creatura è in realtà un essere umano. E la sola idea di un bambino il cui mondo veniva messo sotto sopra era già abbastanza perché volessi raccontare la sua storia. Ma io non sono capace di fare un film che sia solo drammatico, sono vecchio e non voglio essere depresso e in linea con il mio stile di storytelling, ho voluto aggiungere sia l’elemento umoristico che quello fantastico».

Roman Griffin Davis e Taika Waititi

CHI VUOLE ESSERE HITLER «Non avevo la minima intenzione di interpretare Adolf Hitler, è stata la casa di produzione a volerlo. Credo che se avesse avuto la parte un attore più famoso, sarebbe finito per eclissare la storia dunque sono felice di come siano andate le cose. Ma ammetto che per me è stato imbarazzante dover dirigere un film e farmi ascoltare dagli attori mostrandomi con quella divisa e quell’aspetto. Non ho neppure dato la soddisfazione di fare una ricerca sul personaggio, su quella che fosse la sua fisicità o altro, ho semplicemente deciso di interpretarlo come lo farebbe un bimbo di 10 anni perché in fine dei conti è il prodotto dell’immaginazione di un bimbo di quell’età. In questo modo è stato tutto più sopportabile».

IL POTERE DI UNA RISATA «80 Anni fa Charlie Chaplin usciva con Il Grande Dittatore; Jojo Rabbit segue la tradizione di persone molto intelligenti che sanno usare la commedia: uno dei mezzi più potenti per combattere l’intolleranza e i regimi. Una risata riesce a disarmarti, ti rende più ricettivo alle idee e in questo modo si possono dire parecchie cose. Credo che adesso più che mai l’uso della commedia sia un mezzo sofisticato e in una storia come questa diventa molto importante».

Un momento durante le riprese

SCARLETT JOHANSSON «Scarlett? È bella, divertente, buffa, è una madre, è protettiva, ed era la persona perfetta per il ruolo. Quando sono diventato un genitore ho capito che in tempo di guerra si farebbe qualsiasi cosa per far sì che il proprio bambino non cresca coi valori sbagliati e che non gli venga fatto un lavaggio del cervello».

Sul set con Roman Griffin Davis, Scarlett Johannson e Taika Waititi

TEMPISMO «Ho scritto questo film nel 2011 pensandolo come una riflessione su ciò che i bambini debbano passare durante la guerra e il modo in cui vedono gli adulti, ciò che imparano da loro. Ho visto film ambientati durante la guerra che parlano di bambini, ma non ho mai visto la guerra raccontata attraverso gli occhi di un bambino e mi affascinava l’idea di raccontare la Seconda Guerra Mondiale da questa prospettiva. Ma ci sono voluti degli anni prima di girare il film e ora che finalmente arriva al cinema è il 2019, tempi in cui si avverte sempre più questa intolleranza, in cui crescono i gruppi neo Nazisti e quelli di odio, poiché c’è sempre più gente che promuove tali sentimenti. Dunque Jojo Rabbit sembra avere ancora più rilevanza oggi di quando è stato scritto».

Qui potete vedere il trailer di JoJo Rabbit:

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