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Stefano Lentini: «Da The Grandmaster a La porta rossa: il linguaggio primitivo della mia musica»

Cinema, televisione e un nuovo album: il compositore racconta a Hot Corn immagini e suoni

stefano lentini
Lo shooting di Stefano Lentini per l'uscita del suo nuovo singolo

ROMA – Ha collaborato con un autore come Wong Kar-Wai su The Grandmaster, è l’unico compositore italiano con Ennio Morricone ad essere rappresentato negli Stati Uniti dalla prestigiosa Gorfaine/Schwartz Agency e il suo nuovo disco, Fury, lo ha realizzato con Geoff Foster, ingegnere del suono, vincitore di tre Grammy e già su colonne sonore come Interstellar e Star Wars. Stefano Lentini, classe 1974, è un’anomalia assoluta nel panorama musicale italiano, un compositore in bilico tra musica e cinema che, per il suo nuovo album, si è lasciato circondare da professionalità di spicco e che è già al lavoro per il futuro. E il suo rapporto con le immagini e il cinema? Lentini ce le rivela insieme alle particolarità del suo album e del singolo Suite After The Furies, per il quale si è affidato alla fantasia psichedelica dell’artista Kevin McGloughlin.

Stefano lentini
Stefano Lentini in azione in studio.

IO & WONG «Ricordo con infinito piacere l’esperienza a fianco di un regista come Wong Kar-wai nel 2013 per la colonna sonora di The Grandmaster. Chissà se ci sarà modo di replicare. Al momento, comunque, sto tornando a registrare con l’orchestra, ma in ambito televisivo, visto che sto lavorando alla seconda stagione della serie Rai La porta rossa di Carlo Lucarelli, una sorta di giallo esoterico ambientato a Trieste dove c’è una grande presenza musicale».

FURY «Come è nato? Il disco è nato perché doveva nascere. Mi rappresenta, racconta della mia esperienza personale, mi piace e mi fa sentire soddisfatto. È come un evento che mi è successo e posso vedere da fuori. Non c’è mai prima un piano, non fa parte del mio percorso di elaborazione. È un disco particolare, che si forma grazie a una cinquantina di collaborazioni e ci sono tantissime persone senza cui questo progetto oggi non esisterebbe.»

Suite After The Furies
Un istante del video musicale Suite After The Furies

KEVIN MCGLOUGHLIN «Avevo visto il suo lavoro sul web e sono rimasto colpito nello specifico da un video in cui aveva utilizzato dei lampioni stradali. Così l’ho contattato e gli ho chiesto se voleva lavorare sulla musica del mio pezzo Suite After The Furies usando la sua tecnica. Ha accettato ed è riuscito ad utilizzare la spazialità in una maniera che apprezzo molto. Ha tradotto con la videoarte in immagini l’idea dell’universo che, invece, io cerco di esprimere attraverso le note del brano. È stato un procedimento di scambio e il risultato è davvero un lavoro di squadra.»

GEOFF FOSTER «Con Geoff Foster – vincitore di tre Grammy – avevo già lavorato due anni fa e devo dire che mi fido totalmente del suo talento. Inizialmente doveva lavorare soltanto ad un brano dell’album, ma il suo dare magia alla musica e, soprattutto, il suo saper farlo così bene, mi ha convinto a chiedergli di collaborare all’intero progetto. È davvero fantastico e devo ammettere che mi ha creato una vera e propria dipendenza.»

Stefano lentini
Stefano Lentini al lavoro

CONCEPT «Sonorità orientali? Non è la prima volta che mi viene detto che si percepisce questo tipo di melodia nel mio lavoro, ma sarebbe una forzatura dire che è ciò a cui ho pensato per Suite After The Furies o per tutto Fury. Quello che rappresenta veramente il progetto è il flusso emotivo della rabbia. Per me non si tratta mai di Orientale o di Occidentale, quello che esprimo è un concept. È qualcosa di non lineare e che non ho intenzione di controllare, proprio perché non è possibile farlo. Questa, nello specifico, era la mia ricerca di libertà.»

the grandmaster
Un’immagine dal film The Grandmaster (2013) di Wong Kar Wai

MUSICA & CINEMA «Non vengo dal mondo dal cinema, ma dalla musica pura. Per me il cinema è stato una scoperta e più ho avuto modo di lavorarci dentro più mi sono appassionato. Se per me la musica è il mio personale linguaggio primitivo, il cinema lo vedo più come un’opportunità unica. Mi dà modo di relazionarmi sempre a storie nuove a cui da solo, magari, non sarei arrivato ed è un privilegio farne parte, perché ti dà la carica propulsiva per fare qualcosa ogni volta di assolutamente pazzesco.»

 

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