in

Sisterhood | New York, Roma, Beirut e il basket come metafora di libertà

Domiziana De Fulvio dirige un bel documentario incentrato sulla sorellanza (non solo) sportiva

Sisterhood
Sisterhood

ROMA – New York, Roma, Beirut. Tre città uniche, diverse, incredibili. Ad accomunarle, la palla da basket. Ma non la pallacanestro delle luci sfavillanti del Madison Square Garden, bensì quello nudo dell’asfalto e della polvere, giocato all’ombra di un albero o adornato dai graffiti colorati. Niente cori in sottofondo, ma il rumore del traffico e della strada. E dalla strada nasce il modo di vivere e di pensare delle protagoniste di Sisterhood, il bel documentario (d’esordio) diretto da Domiziana De Fulvio, presentato in anteprima all’Ortigia Film Festival 2020.

Sisterhood: Roma
Sisterhood: Roma

Infatti, qui, le protagoniste sono donne e ragazze, che intendono riprendersi i loro spazi di libertà, in campo e fuori, in quanto il basket non professionistico vive di assurde regole non scritte, tra cui l’esclusione delle donne. Così, il docufilm della De Fulvio, viaggiando in tre continenti, diventa un percorso in cui le ragazze condividono energie, sogni e passioni. Tutto, in nome di quella sorellanza che fa da stoppata (per restare nel gergo) alle difficoltà quotidiane. Eccoci, allora, nel campo rifugiati di Shatila, Beirut, dove c’è la Real Palestine Youth F.C., con ragazze tra i 16 e i 20 anni. Una squadra simbolo di emancipazione ed uguaglianza, considerando che fino a poco tempo fa era impensabile che una donna praticasse sport.

Sisterhood: Beirut
Sisterhood: Beirut

Poi, eccoci a Roma con Le Bulle (sì, le adorerete!), donne adulte che si allenano in uno spazio occupato e che, a modo loro, combattono il nauseante clima razzista che si odora oggi nella Capitale. Il loro motto? “Non chiamateci mamme!”. Sisterhood, da Beirut a Roma, ci porta infine nel tempio mondiale del Basket (scusaci, Los Angeles!), ovvero New York City. Infatti, che siate a Manhattan o a Brooklyn, sono infiniti i campi da strada che troverete a Gotham. E Domiziana De Fulvio ci fa conoscere le Ladies Who Hoop, differenti per età, estrazione sociale, etnia (impersonando totalmente lo spirito newyorkese) che, con umiltà e abnegazione, allenano gratuitamente una squadra di bambine grazie al progetto da loro ideato: Future Ladies Who Hoop.

Sisterhood: New York
Sisterhood: New York City

Sisterhood, con le riprese in soggettiva enfatizzate dalla bella fotografia di Nicolò Biarese, ci dimostra quanto il colore, un velo o l’età siano solo stereotipi da combattere con il coraggio, la libertà e la giustizia. “Questo progetto nasce da un punto di vista personale. La cultura di strada, che ha contribuito alla mia formazione tra film, arte e vita vera, ha suscitato in me l’interesse sui vari aspetti dell’aggregazione di gruppi femminili”, racconta la regista,“Vivendo in prima persona l’inizio di un’attività sportiva in età adulta ho trovato interessante ricercare delle affinità. Così prima di iniziare a filmare queste donne ho avuto l’occasione di conoscerle sul campo di gioco. Ed è stato inevitabile, dopo aver trascorso del tempo con loro, sentire la necessità di girare questo documentario. E così ho voluto tirar fuori tutta la forza della parola ‘Sista’”.

Qui la nostra video intervista a Domiziana De Fulvio:

Lascia un Commento

Sam Riley

Io & il cinema | Sam Riley: «Wim Wenders, 007 e i ricordi de L’uomo dei sogni»

Willy, il principe di Bel-Air

TV COLUMN | Willy, il principe di Bel-Air: Will Smith e quella serie che cambiò tutto