LOS ANGELES – Aveva ammesso di essere rimasto sorpreso di aver convinto registi come Martin Scorsese e Ron Howard a partecipare al suo progetto, The Studio. Oggi, dopo il clamoroso successo della serie, nessuno, nemmeno Seth Rogen, se ne stupisce più: con 23 nomination agli Emmy (che si terranno il prossimo 14 settembre), la produzione Apple TV+ in cui Rogen interpreta Matt Remick, il nuovo capo dei Continental Studios, è diventata la comedy d’esordio più candidata di sempre, superando Ted Lasso e uguagliando il record di The Bear. Matt Remick, aspirante cinefilo e CEO pasticcione, guida un manipolo di creativi in un’odissea per trovare un delicato equilibrio tra approvazione delle celebrities, pressioni aziendali e ambizione artistica. Creato da Rogen insieme a Evan Goldberg, Peter Huyck, Alex Gregory e Frida Perez, lo show si distingue per il suo mix di satira feroce e genuina nostalgia per il cinema di qualità. Rogen non si limita a recitare: co-dirige con Goldberg, co-scrive, produce e guida il cast, che include Catherine O’Hara, Ike Barinholtz, Chase Sui Wonders e Kathryn Hahn.

La serie è un gioiello televisivo anche sotto il profilo tecnico: lunghi piani-sequenza e uno stile mobile, frenetico, catturano perfettamente la tensione che si crea attorno e sui set hollywoodiani. L’episodio The Oner è stato un esperimento audace, girato in un unico take per restituire la frenesia dello storytelling in tempo reale. E poi ci sono i cameo, diventati marchio di fabbrica della serie: oltre a Martin Scorsese e Ron Howard, anche Anthony Mackie, Bryan Cranston, fino a Zoë Kravitz; tutti interpretano loro stessi e hanno ricevuto nomination come miglior guest actor. Il successo è tale che la seconda stagione è già in cantiere: Apple TV+ ha rinnovato la serie prima ancora del finale di stagione 1, anticipando l’avvio delle riprese per dicembre 2025 e una possibile uscita verso fine 2026. Un copione scartato in precedenza, intitolato The Test Screening, è già pronto e potrebbe trovare spazio nella nuova stagione. I co-creatori hanno inoltre accennato all’idea di inserirvi un episodio ambientato in un festival cinematografico internazionale, ampliando ulteriormente lo sguardo satirico dell’universo hollywoodiano.

CHI È MATT REMICK – “Dal mio punto di vista il mio personaggio rappresenta quella continua lotta tra fare ciò che rende felici i tuoi capi e ciò che rende felice te. Poi ci sono l’ego e il bisogno di riconoscimento e di tenere tutto questo sotto controllo. Il mio personaggio è sostanzialmente l’artefice delle proprie catastrofi e da questo posso imparare qualcosa. Stare lontano dai guai è una cosa che provo a fare anche nella vita reale, anche se non sempre ci riesco”.
HOLLYWOOD – “Lo show è stato scritto da persone che, nella maggior parte dei casi, hanno avuto carriere molto fortunate. Io capisco bene i conflitti di Hollywood, capisco perché sia un ambiente difficile, ma non lo vedo come un posto che ha distrutto i miei sogni. Al contrario: per me Hollywood li ha resi possibili. So che la mia è una prospettiva specifica, forse unica, ma ho scoperto che più mi affido a questo punto di vista personale, migliore è il risultato del mio lavoro. Quindi non parto mai da un’idea tipo “Hollywood è cattiva, gli studios sono cattivi, si fanno solo film terribili, conta solo il denaro”, perché questa non è stata la mia esperienza. Certo, esiste davvero il conflitto tra arte e business. Ma in generale penso che Hollywood sia popolata da persone che amano sinceramente il cinema. È un posto pieno di contraddizioni, non senz’anima”.

LAVORARE CON APPLE TV – “Avevo già fatto Platonic con loro, ed è stata proprio quell’esperienza a convincermi che questo nuovo show potesse essere la scelta giusta. In Platonic ero rimasto sorpreso dalla libertà che ci hanno dato. Temevo fossero restrittivi, ma poi abbiamo girato una scena in cui qualcuno sniffa cocaina e ketamina da un iPhone. Mi sono detto: “Sul serio ci lasciano fare questo?” Non erano affatto i “grandi fratelli corporativi” che temevo. Ti danno davvero molta libertà creativa. L’unica regola è: niente sigarette. È assurdo! Puoi farti funghetti, cocaina, qualsiasi altra cosa, ma non puoi fumare. Io ho pensato: “Ok, mi può stare bene.”
DA SCORSESE A RON HOWARD – “Onestamente, la chiave è stata scrivere ruoli che valessero davvero il loro tempo: parti divertenti, con battute vere, in cui non sembrassero solo comparse di lusso, ma avessero qualcosa di interessante da recitare. Se il materiale sembrava stimolante, era molto più probabile che accettassero. Non sai mai quale progetto funzionerà davvero, quindi tanto vale fare il meglio possibile con quello che stai creando. È l’opposto del mio personaggio, che è così concentrato sull’autoconservazione da non buttarsi mai. Lui è più furbo di me, ma io preferisco rischiare.

QUANTO È REALE THE STUDIO – “Abbiamo cercato di mantenerla il più reale possibile, pur puntando a una comicità molto ampia. Non volevamo mai uscire completamente dalla realtà, ma spingerne i limiti per far ridere, questo sì. La concretezza era fondamentale. Girare a Los Angeles è stato cruciale. Amiamo questa città, e Hollywood è L.A., le due cose sono inseparabili. Alcune delle parti più belle di Los Angeles, secondo me, esistono proprio grazie all’industria cinematografica. Quindi volevamo catturare anche questo. Una parte del nostro pitch iniziale era: “Immaginate persone in posti bellissimi che fanno conversazioni completamente stupide.” Questo, per noi, è Hollywood”.
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