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Scrubs | Zach Braff, JD e la miglior serie medical degli ultimi vent’anni

La colonna sonora, le fantasie, il dottor Cox. Perché lo show di Bill Lawrence è entrato nella storia della tv

I mitici protagonisti di Scrubs
I mitici protagonisti di Scrubs

ROMA – Non sono dei supereroi, lo dicono fin dalla sigla, accompagnata dalla mitica canzone di Lazlo Blane. Del resto, non sanno gestire le loro vite, ma sono i migliori quando si tratta dell’ospedale. Li abbiamo visti partire tirocinanti, nel 2001, e diventare medici e raggiungere l’età adulta, nel 2010. Il che, ovviamente, non significa certo smettere di fare il “trenino dell’amore”, andare in giro su Sasha o fare, nelle occasioni speciali, una buona colacena (Cos’è la colacena? Colazione più cena ovviamente!). Perché, in fondo, JD, Turk, Elliot, Carla, il dottor Cox e tutti quei personaggi unici di Scrubs sono probabilmente le persone migliori con cui abbiamo trascorso il tempo davanti la televisione, negli ultimi vent’anni.

Il cast di Scrubs

Prendendo spunto dai medical tv degli anni Novanta (qualcuno ha detto E.R.?), ma stravolti con una serie che superasse i prodotti da diagnosi e lacrime, nel 2001 l’ideatore Bill Lawrence mette insieme un gruppo di attori che nessuno avrebbe mai pensato sarebbero riusciti a farci legare a loro più di quanto siamo affezionati al nostro medico di base. Infatti, Scrubs, con la sua soundtrack (e i brani memorabili sono davvero tanti, episodio dopo episodio) è il superamento di ciò che i dottori ci avevano mostrato in tv fino ad allora: non più solo uomini e donne coraggiosi con uno stomaco di ferro, non solo dinamiche emozionali al limite della soap opera. I medici e i pazienti di Scrubs sono allegri, buffi, depressi, scorretti, empatici.

Scrubs: Elliot, JD e Turk
Elliot, JD e Turk

Seguendo i pensieri di JD – e quanti ne aveva di pensieri quel pivello, perlopiù esilaranti, dando modo a Zach Braff di diventare uno degli autori più attivi degli ultimi anni – la serie (finalmente disponibile in streaming, la trovate su Amazon Prime Video) è andata a toccare non solo l’aspetto pratico del Sacro Cuore, cornice delle otto stagioni (perché, esiste una nona?) ma ha esplorato l’umanità che può trovarsi per i corridoi di un ospedale, palcoscenico di una comedy che più di altre ha giocato con l’immaginazione, tenendo però sempre i piedi attaccati alla dura realtà e costruendo rapporti quanto mai profondi tra le persone. E tra i pubblico.

“Il mio finale pt. 1 e pt. 2”. Ovvero lo storico finale di Scrubs

Un po’ come quando chiedono a JD se è pazzo: “No.” risponde  “Sono un sognatore.”. Una serie diventata cult per la scrittura impeccabile, mai con un episodio sottotono e giunta alla sua commovente conclusione facendoci capire, a noi come a JD, di essere davanti alla chiusura di un capitolo della nostra vita. Una fine che non potrà mai dimenticare i tira e molla, le notti-bistecca e il Dr. Acula. Il momento di trasformare i sogni in qualcosa di più, non smettendo di divertirsi o di amare il proprio lavoro. Perché in fondo… “Chi può dirmi che le mie fantasie non si avvereranno… Almeno questa volta?”.

 

 

 

 

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