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PLAYLIST I Tommaso Paradiso ci consegna le chiavi di Casa Paradiso

Tra nostalgie di quartiere e sogni da ragazzino, Tommaso Paradiso arriva al suo primo Sanremo con l’intimità calda di Casa Paradiso.

Tommaso Paradiso

ROMA – Annunciato da Carlo Conti come primo nome del cast di Sanremo 2026, per la prima volta Tommaso Paradiso sarà in gara al Festival della Canzone Italiana. L’ex ragazzo dell’indie pop è pronto a sorprendere: resta da capire se arriverà sul palco dell’Ariston con un brano capace di rompere gli schemi oppure se punterà sulla continuità dello stile di Casa Paradiso, il suo ultimo album uscito lo scorso 28 novembre. Quel che è certo, è che il suo debutto sanremese arriva nel momento giusto, nel pieno di una transizione creativa, con la voglia di mettersi in gioco fino in fondo.

“Sogno come un ragazzino, ho paura come un ragazzino”: si apre così Casa Paradiso. Una frase semplice e sincera, che oggi risuona ancora più significativa se pensata in prospettiva del suo debutto all’Ariston. Il suo ultimo lavoro segna un’evoluzione chiara nella carriera di Paradiso.
L’artista romano punta su una scrittura più matura e personale, dove ogni parola e ogni melodia sembrano calibrate per arrivare dritto all’emozione del pubblico. Le sonorità sono più morbide, con chitarre pulite, tastiere calde e un uso discreto dell’elettronica, che conferisce al disco un’atmosfera intima e riflessiva. Casa Paradiso è un album genuino dal sapore autentico, un pò come le polpette della nonna con quel profumo di sugo che si espande nelle scale del palazzo. Per l’appunto è un ritorno emotivo che ti strappa dal presente e ti catapulta in ricordi lontani che scaldano il cuore. È nostalgia e serenità, con quella certezza di stare bene solo quando varchi la soglia della tua casa. Un album che sa di domenica, di pranzo in famiglia, di vassoio di pastarelle che raccontano tradizione.

Casa Paradiso suona come una casa con il parquet un po’ consumato, la carta da parati, i poster appesi nella stanza di un ragazzo cresciuto tra De Sica e Verdone, tra Tarantino e Morricone. Quel ragazzo oggi è diventato uomo: 42 anni, un papà premuroso che fuma sul balcone e fa piano per non svegliare la piccola Anna che dorme nella stanza accanto. È questo lo spirito dell’albumdi Tommaso Paradiso: intimo, quotidiano, profondamente umano. La voce – probabilmente – è l’elemento più sincero: riconoscibilissima, un po’ stropicciata come una camicia lasciata sulla sedia. Paradiso non cerca virtuosismi; si affida a un timbro più maturo, più lento, più basso. Si costruisce su un immaginario tattile e visivo prima ancora che sonoro. Sul piano musicale i suoni — synth caldi, chitarre morbide, batteria presente mai invadente — puntano sulla semplicità emotiva. 

La locandina del tour

Le contaminazioni anni ’80 si sentono tutte regalando atmosfere retrò, ed è bello così. L’equilibrio tra voce e strumenti richiama lo stile di Venditti, dove la melodia guida il racconto e gli spazi musicali lasciano respirare le emozioni.

E’ un disco dove si avverte tanto la romanità non solo nella musica che rimanda a Venditti; una romanità dell’anima, quella di Tommaso Paradiso. Una Roma vissuta nella pelle, come stile di vita, fatta di fughe a Fregene, risate con gli amici al tavolino di un bar, di bicchieri di vino e chiacchiere leggere. La musica di Paradiso porta con sé l’intimità dei piccoli gesti quotidiani, facendoti sentire dentro una storia che è anche la tua, anche se non lo sapevi. Brani come “Forse” e “Tornare a casa” sono frastuoni di emozioni e immagini: profumi, voci, desideri, nostalgie. In queste canzoni la melodia si intreccia con una voce che sa di verità, che parla di vissuto, cercando abbracci che riscaldano e riparo.

È un album che profuma di mattine pigre, di finestre aperte, di vetri baciati dal sole: suoni che non urlano, ma respirano, e ti fanno respirare con loro. Casa Paradiso non punta alla rivoluzione sonora, ma all’intimità. È costruito come un luogo dove tornare, non da scoprire. Un disco che, tecnicamente, preferisce il calore all’azzardo, la riconoscibilità alla sperimentazione, il respiro al colpo di scena. È uno stato d’animo: un album che, più che ascoltato, si abita. È casa.

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