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Ornella Vanoni, la più rock di tutte. Se ne va un’icona senza fine

Addio a Ornella Vanoni, 91 anni: la voce che ha trasformato la fragilità in forza e il piacere in un’arte di vivere.

Ornella Vanoni

ROMA – “È uno di quei giorni che ti prende la malinconia… “. E oggi, più che mai, quelle parole sembrano scritte per noi. Perché la malinconia che arriva non se ne va, si siede accanto, resta, come restano le voci che hanno toccato la vita. Come resta lei: Ornella Vanoni. Con la sua scomparsa a 91 anni nella sua di Milano, il mondo della musica perde non solo un’icona, ma un simbolo senza tempo di eleganza, autenticità e passione. Donna di piacere, di sussurri, di sfacciata eleganza. Capace di trasformare un giorno qualunque in una scena, un’emozione, un frammento di arte. Oggi non piange solo chi la conosce o stima la sua musica, oggi piange chi ama la vita e chi sa amarsi, perché Ornella Vanoni ci ha insegnato che in questa vita bisogna imparare ad amarsi. Lei che non ha mai chiesto il permesso per godersi la vita. L’ha respirata fino in fondo, senza filtri, senza economia, senza paura, come solo chi conosce davvero il dolore e può permettersi di fare. Era la Signora dei sensi: di velluto e ferite, note di gelsomino e fiori d’arancio,  di rossetto e cioccolato, di gin tonic nelle notti che non finiscono.

Per lei, la donna, doveva avere l’aria di chi ha già vissuto…“Costano, le donne costano… ma quelle vere sono rare e non si comprano….”. Sapeva la ricetta e ce l’aveva già fornita nel 1980. Emancipata, spavalda, trasgressiva: la più rock di tutte! Ornella era, è Milano, ma non la Milano che corre. La Milano che si prende il tempo: quella delle luci d’inverno, dei teatri pieni, degli sguardi lenti, le conversazioni che diventano abbracci. Gli abbracci…Ecco: Ornella ci ha insegnato quanto fosse potente un abbraccio, ancor prima del Covid. Una donna carnale mossa sempre da forte passione, il piacere era la sua filosofia. Non l’edonismo superficiale, ma quello profondo: il piacere di vivere un’emozione senza protezioni, il piacere del rischio, del cedimento, della verità. Il piacere della bellezza, della fragilità, del pianto. Lei che nella vita ha pianto spesso e lo ha ammesso senza vergogna, anzi, lo ha fatto anche con il sorriso. Ornella non ha mai nascosto le sue ferite interiori, ha parlato apertamente di depressione, momenti difficili, amori tormentati canalizzando il tutto in un’unica direzione: l’arte. Ha saputo trasformare la fragilità in potenza. La sua voce calda e sensuale è stata veicolo di verità, di dolore ma anche di riscatto. Grazie alla sua musica è riuscita a respirare una vita di frastuoni e momenti indelebili, per lei la musica è stata la vera compagna di vita proteggendola anche in amore.

Per Ornella non c’è mai stata distinzione: amore e arte erano la stessa cosa. Amava come cantava:con un’attenzione maniacale al dettaglio e una totale disobbedienza a ogni regola. La sua vita privata ha reso la sua arte ancora più vera, intensa, sanguigna. Ha avuto relazioni storiche con figure importanti: da Giorgio Strehler, con cui ebbe anche un rapporto sentimentale molto profondo a Lucio Ardenzi, con cui ebbe un figlio, Cristiano. E poi c’era lui, Gino. Gino Paoli, che per Ornella Vanoni non fu mai un capitolo: fu un terremoto, una febbre, una ferita che portava con un riso amaro. Un amore sbagliato, scomodo, proibito. Da questo amore nacquero canzoni immortali come “Senza fine”, un valzer sospeso, scritto da Paoli per lei, un brano che come il loro amore non ha fine. La Vanoni non era solo una cantante: era un’artista a tutto tondo. Nel corso di una carriera lunghissima, iniziata nel 1956, ha attraversato generi — pop, jazz, bossa nova — collaborando con musicisti italiani e internazionali di grande calibro.  Ha sperimentato, reinventato se stessa e la sua voce, portando sul palco non solo canzoni, ma confessioni, emozioni viscerali, fragilità.  con il corpo intero, con il cuore nudo. Ogni amore le ha lasciato un colore. Ogni dolore le ha dato una nota. Ogni piacere le ha insegnato un ritmo. Ora che se ne è andata, resta l’eco di ciò che è stata: una donna che ha amato troppo, sofferto molto, riso forte, sbagliato spesso, vissuto fino in fondo. Una donna che ha reso l’edonismo una poesia, la poesia in musica, la musica in un atto di coraggio e il coraggio la sua firma eterna. Oscar Wilde diceva: “Fa’ della tua vita un’opera d’arte” e  Ornella Vanoni con una leggerezza sfacciata e una profondità segreta,  lo ha fatto davvero: ha trasformato la vita in arte e l’arte in un modo di vivere senza fine.

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