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Max Richter: «Le colonne sonore e il mio lungo viaggio. Da Virginia Woolf a L’amica geniale»

Il cinema e la classica, Vivaldi e Berio, Elena Ferrante e Brad Pitt: incontro con il compositore inglese

Un piano perfetto? Quello di Max Richter.

MILANO – Per qualcuno è il nuovo genio della musica contemporanea, per altri il compositore che Hollywood non ha mai avuto, per altri ancora solo un artista inetichettabile. Una cosa è certa: qualunque cosa sia, negli ultimi dieci anni Max Richter è stato uno dei pochi in grado di cambiare le regole della musica da cinema, reinventando suoni e ripensando immagini, portando la colonna sonora anche in territori poco esplorati, con coraggio e un pizzico di incoscienza. «Sì, può darsi, ma non c’è mai stato nulla di pianificato», sorride lui, seduto a un tavolo degli uffici della sede della Universal, «ho semplicemente cercato di dedicarmi solo a progetti che mi incuriosissero. Se qualcosa non mi attira, lo evito, non mi faccio coinvolgere. Non voglio diventare un brand, non voglio essere un suono riconoscibile. Voglio essere diverso».

Max Richter in posa plastica.

Non c’è dubbio ci sia riuscito: da The Leftovers a Vivaldi, da serie come Taboo fino a L’amica geniale passando per animazioni cult come Valzer con Bashir o film in costume come Maria regina di Scozia e Testament of Youth, Richter non ha praticamente sbagliato un colpo (riscoprite Guerrilla) e adesso approda alla Scala – dal 7 aprile – con la sua opera su Virginia Woolf, Three Worlds: Music From Woolf Works. Non bastasse tutto questo, James Gray lo ha voluto per musicare il suo nuovo film, Ad Astra, con Brad Pitt, sci-fi d’autore che quasi sicuramente vedremo a Cannes. «Mi piace molto Gray, è un grande regista. Per me lavorare a una colonna sonora è sempre un esperimento, perché devo creare qualcosa di nuovo in un universo immaginato da un’altra persona». 

Classe 1966, nato in Germania, ma cresciuto in Inghilterra, Richter ha studiato a Edimburgo e poi a Firenze con Luciano Berio e ha un’idea di musica assolutamente unica, un fluire di suoni che non conosce generi o limitazioni, passa da Roni Size al cinema francese, da una diva folk come Vashti Bunyan a Murakami: «Perché seguo quello che amo, è una scelta», riflette lui. «Molti artisti trovano il successo e poi cercano di ripetere quel tipo di suono per non rischiare. A me non interessa, non è per questo che compongo musica. Ho sempre bisogno di qualcosa che mi accenda, che mi illumini, altrimenti non serve a nulla. A me e a chi ascolta».

Richter è fatto così: proprio quando si pensa di conoscerne stilemi e suono, lui cambia e si fa trovare da un’altra parte. Succede spesso, quasi sempre: questa volta entrerà addirittura alla Scala per Woolf Works, il balletto che ha costruito su tre opere di Virginia Woolf – La signora Dalloway, Orlando e Le onde – con il coreografo Wayne McGregor, ma non chiedetegli se ha ascoltato la colonna sonora che Philip Glass scrisse per The Hours, perché risponde così: «No, non l’ho ancora ascoltata. Volutamente. Lo so, è strano, ma è così. E pensare che Glass è stato uno dei miei riferimenti da ragazzino. Quando vivevo in Inghilterra, il lattaio che veniva ogni mattina un giorno mi sentì suonare il piano e iniziò a dirmi che c’era altro oltre a Mozart. Così cominciò a portarmi dischi di Glass e di John Cage, dicendomi di ascoltarli. Cominciò tutto così».

Per far capire l’importanza di Richter nel cinema e nella TV degli ultimi anni basti dire che sue composizioni, anche non originali, sono state utilizzate da autori come Martin Scorsese, Jacques Audiard e Paolo Sorrentino, sparse tanto in cinema francese e opere d’essai come in blockbuster e film per il grande pubblico, con il compositore che negli anni si è divertito a osare l’inosabile, anche con il cast. Un esempio? Robin Wright che si cimenta addirittura su Forever Young di Bob Dylan nella soundtrack del sottovalutato The Congress, secondo film d’animazione girato con l’amico Ari Folman dopo l’exploit di Valzer con Bashir.

«Il cinema che amo? Vecchi film, soprattutto. La dolce vita di Fellini, con quell’incredibile colonna sonora di Nino Rota. Poi Andrej Rublëv di Tarkovskij. Qualcosa di più recente? The Tree of Life di Terrence Malick, con l’uso di Mozart…». Ma non solo cinema: Richter ha un legame fortissimo con la letteratura, dalla sua grande passione per Haruki Murakami (ascoltatevi Songs from Before) a Elena Ferrante fino, appunto, a Virginia Woolf: «L’opera della Woolf è ancora rilevante oggi, nonostante siano passati tanti anni, per un motivo preciso. Con la sua opera ha cercato di rispondere a una domanda ancora attuale: perché ci alziamo al mattino? Che senso ha tutto?». 

Richter è tutto ed il suo contrario. Per questo affascina mentre parla e ricorda prima i giorni passati con Berio a Firenze, poi commenta le immagini de L’amica geniale e ammette il debole per il cibo italiano. Alla fine dell’intervista spiega il filo conduttore che lega tutte le sue scelte, il punto in comune che possono avere un cartoon come Valzer con Bashir e l’ultimo Cocaine con Matthew McConaughey: «Cerco di scegliere titoli che abbiano una rilevanza sociale, che si muovano all’interno di un certo contesto, anche politico. Penso che ogni scelta vada fatta in maniera consapevole, anche a livello artistico». 

  • Qui un video di Richter che racconta Three Worlds:

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