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Lo strano rapimento di Getty | Ridley Scott e la vera storia dietro Tutti i soldi del mondo

Roma, i dollari e ‘ndrangheta: il tragico fatto di cronaca che ha ispirato il film del regista inglese

La scorsa primavera a turisti e residenti a passeggio per le vie del centro di Roma poteva capitare di ritrovarsi improvvisamente catapultati negli anni Settanta, tra macchine d’epoca e comparse vestite secondo la moda del tempo. Tutto merito di Ridley Scott. Il regista era infatti ritornato a girare nella città a quasi vent’anni di distanza da Il Gladiatore, per il suo ultimo film, Tutti i soldi del mondo, fresco di tre nomination ai Golden Globe.  Liberamente ispirato al romanzo di John Pearson, Painfully Rich, il film si concentra su una parentesi temporale precisa. I cinque mesi di prigionia di John Paul Getty III, nipote del petroliere miliardario a capo della Getty Oil Company e, al tempo, uomo più ricco del mondo.

Christopher Plummer nel ruolo di Getty.

Una vicenda tragicomica, piena di personaggi e risvolti grotteschi, iniziata la notte del 10 luglio 1973 a Piazza Farnese dove il sedicenne Getty venne rapito da criminali affiliati alla ‘ndrangheta che chiesero un riscatto di 17 milioni di dollari. Ma chi era Getty III? Uno spirito hippie con una precoce fascinazione per alcool e droghe, comparsate a Cinecittà e gioielli creati e venduti in strada per mantenersi. Non proprio il profilo del rampollo modello dunque, tanto che, inizialmente, neanche parte della famiglia credette all’ipotesi rapimento, convinti si trattasse di una farsa per costringere l’avaro nonno paterno a mettere mano al suo ingente patrimonio.

Ridley Scott sul set.

«Ho 14 altri nipoti», disse, «se tiro fuori anche un penny avrò 14 nipoti sequestrati». A persuaderli del contrario l’orecchio destro del ragazzo, tagliato e fatto recapitare ad un quotidiano, che spinse il patriarca, suo malgrado, al pagamento del riscatto fino ad allora rifiutato, in un continuo tiro al ribasso con i sequestratori. Un miliardo e 700 milioni di lire che Getty Jr. dovette ripagare, in rate, fino alla morte del nonno imprenditore con un’interesse annuo del 4%. Evento traumatico, reso ancor più triste dalle misere vicissitudini parallele e successive alla sua prigionia, che gli cambiò il corso della vita.

Michelle Williams nel ruolo di Abigail Getty con Mark Wahlberg.

Diseredato nel 1974 per aver sposato la regista tedesca Gisela Zacher che lo rese padre, a soli ventiquattro anni Getty divenne paralizzato e parzialmente cieco per un’overdose di farmaci e droghe. Morirà trent’anni più tardi, nel 2011, con la mente lucida in un corpo inerte. Una storia da film portata sul grande schermo da Scott ma finora offuscata dall’affaire Kevin Spacey, sostituito da Christopher Plummer nel ruolo del fondatore della compagnia petrolifera dopo lo scoppio dello scandalo sessuale. Il regista di Blade Runner però, non è stato il solo ad essere colpito dalla storia del rapimento di John Paul III. Danny Boyle ha recentemente firmato la regia della prima stagione di Trust, serie antologia di FX in onda da gennaio oltreoceano, dedicata proprio allo sfortunato erede della dinastia Getty.

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