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L’Irlanda, il pugilato e l’IRA: la grandezza di The Boxer

Uscito vent’anni fa, oscurato dal successo di Titanic, il film di Jim Sheridan è invecchiato benissimo

Erano i primi mesi del 1998, il gruppo pop del momento erano i nordici Aqua di Barbie Girl e Doctor Jones, ed era esploso il delirio collettivo per Titanic, Leonardo DiCaprio e per My Heart Will Go On di Celine Dion. Sembrava che l’unico film proiettato nei cinema fosse proprio il kolossal di James Cameron, il cui monopolio era subentrato a sua volta al boom di Tre uomini e una gamba di Aldo, Giovanni e Giacomo. Se capitava di pagare il biglietto per un altro film, probabilmente era perché la sala di Titanic dava il tutto esaurito. Molti si saranno imbattuti così, per caso, in The Boxer di Jim Sheridan, che soffrì indubbiamente la concorrenza in termini commerciali.

Jim Sheridan e Daniel Day-Lewis a colloquio sul set di The Boxer.

Per chi ancora doveva costruirsi una solida cinefilia ed era troppo piccolo per aver visto Il mio piede sinistroNel nome del padre e conoscere Daniel Day-Lewis (e magari non aveva neppure mai sentito parlare di questione irlandese, IRA e attentati terroristici) The Boxer fu un’autentica rivelazione. In realtà, il film non chiarisce la complessità della vicenda politica, e non può essere preso come l’esempio di un compendio sulla storia recente dell’Irlanda del Nord. Racconta invece di un ex terrorista che dopo quattordici anni di carcere ritorna nella sua città per riconquistare la ragazza di quando era giovane. La ragazza però si è sposata con il suo migliore amico, anche lui in carcere per motivi politici. L’ex terrorista nel frattempo apre una palestra e torna a fare il pugile.

Emily Watson e Daniel Day-Lewis: Maggie e Danny Flynn in The Boxer.

L’impresa di Jim Sheridan è quella di catturare l’attenzione di chiunque, anche di chi è ignaro del contesto politico e religioso: il dramma privato e sentimentale è in grado di vivere al di là delle riflessioni sulla cultura del sospetto, sull’impossibilità di amare in un ambiente teso ed esplosivo, sul passato di ognuno di noi che non può essere cancellato e, soprattutto, sull’utopia di una pacifica convivenza tra uomini di diversa fede. Non è nemmeno necessario ai fini emozionali sapere che la vicenda sia ambientata nel grigiore di Belfast, sotto nuvole che sembrano imprigionare chi ci vive, in mezzo a chiese e strade macchiate di sangue.

Daniel Day-Lewis. Per The Boxer prese una nomination ai Golden Globes.

Perché la bravura di Jim Sheridan in The Boxer, così come nella maggior parte dei suoi film, consiste proprio nella facilità di racconto, nella narrazione di un dramma privato che vive in autonomia da quello pubblico, e che intrecciandosi costituiscono il significato di una pellicola che si fa coinvolgente, istruttiva, popolare. Un cinema basilare come capita di vederne sempre più di rado, capace di infiammarsi e diventare iconico quando Day-Lewis mette i guantoni, incassa i colpi ma non cade mai al tappeto.

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