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Libere disobbedienti innamorate | Se un film racconta il femminismo in Medio Oriente

Tra Tel Aviv e Sex and the City. Ecco perché dovreste riscoprire il film diretto da Maysaloun Hamoud

libere disobbedienti innamorate

MILANO – Abbattere i taboo che aleggiano attorno al mondo islamico e gli stereotipi delle donne arabo-musulmane. Sembra difficile da fare, anche sul grande schermo, eppure la regista palestinese Maysaloun Hamoud ci è riuscita in pieno. Nel 2016, con la sua opera prima Libere disobbedienti innamorate (la trovate su CHILI) – con Mouna Hawa, Shaden Kanboura e Sana Jammelieh –, ha aperto agli occhi dell’occidente una parte del mondo islamico sulla quale ci soffermiamo poco: quella delle nuove generazioni di donne che cercano di raggiungere una propria indipendenza ed emancipazione.

libere disobbedienti innamorate
Salma, Noor e Leila sono le protagoniste

In sintesi? Mettiamo di vedere il glamour e la libertà di Sex and the City trasportati a Tel Aviv e capiamo subito che questa non è la classica storia di denuncia sulle condizioni delle donne nel mondo arabo. Leila, Noor e Salma, le protagoniste, sono tre ragazze giovani, diverse tra loro e ognuna con un passato con cui dover fare i conti. Leila e Salma sono le più occidentalizzate: fumano, si vestono alla moda e sono arabo-cristiane. Noor, invece, è islamica osservante, molto più legata alle strette regole famigliari che le impongono un marito e dei figli anche se il suo forte desiderio di emancipazione la porta a staccarsi da tutto quello che le hanno insegnato.

Una scena di Libere disobbedienti innamorate

Ma dietro le loro avventure e la loro quotidianità così criticata da chi le circonda, si nascondono un messaggio e una verità molto più profondi. Nonostante la cura per l’estetica e per i vestiti, nonostante il vivere rifiutando le antiche regole patriarcali, la Palestina, anche nella sua realtà più underground, non è gli Stati Uniti. E Maysaloun Hamoud è riuscita ad esprimere tutte le contraddizioni di un Paese dove la tradizione è sinonimo di oppressione e la modernità è sinonimo di peccato.

Sana Jammelieh, Shaden Kanboura e Mouna Hawa in Libere disobbedienti innamorate

Non a caso, il titolo internazionale del film è In between, “in mezzo”, perché le tre ragazze si ritrovano esattamente a metà tra il vecchio e il nuovo: decisamente lontano dall’immagine della donna che la religione ha imposto per secoli, ma non ancora abbastanza da rappresentare un nuovo canone. Ma anche il titolo originale, Bar Bahr, significa “tra terra e mare” in arabo, “né qui né altrove” in ebraico. È il disorientamento di una generazione che non sa bene a chi o a cosa appartiene, sicuramente non a sé stessa, ma senza punti di riferimento o di ancoraggio per riuscire a imboccare la propria strada.

Una scena di Libere disobbedienti innamorate

Libere disobbedienti innamorate è un’ode alle minoranze nelle minoranze: le donne gay, liberali e indipendenti di un Medio Oriente pieno di paradossi che lottano per andare al di là delle vecchie superstizioni. Il film di Maysaloun Hamoud è il femminismo dove ce n’è più bisogno, è il potere dell’arte di non essere solo ricerca della bellezza ma anche strumento di cambiamento sociale. Leila, Salma e Noor, come tutte le ragazze e le donne che combattono per portare finalmente alla luce quel cambiamento, sono le vere eroine dei nostri tempi. Un film decisamente da recuperare per capire e poi, da lì, agire.

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Qui potete vedere una clip di Libere, disobbedienti, innamorate:

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