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La donna alla finestra | Amy Adams, lo sguardo di Joe Wright e la suspense che latita

Un cast all star poco sfruttato e una certa prevedibilità nell’intreccio per il film disponibile su Netflix

ROMA – Anne (Amy Adams) è una psicologa infantile. È separata, ama i film noir che guarda bevendo (troppo vino) nella sua grande casa newyorchese dalla quale non esce mai. Anne, infatti, soffre di agorafobia e trascorre le giornate lontana dal resto del mondo con cui si interfaccia solo attraverso l’atrio della sua casa, frontiera da non oltrepassare mai. Ha un inquilino che vive nel seminterrato e uno psicologo che va a trovarla tutte le settimane. Per il resto, il suo rapporto con gli altri esseri umani è plasmato attraverso l’obiettivo della sua macchina fotografica con cui spia il vicinato. Una notte, mentre è intenta a osservare l’appartamento dei suoi nuovi vicini, i Russell, assiste a un brutale omicidio che sconvolge la sua vita. Parte da qui La donna alla finestra, thriller psicologico diretto da Joe Wright e disponibile su Netflix.

La donna alla finestra
Amy Adams è Anne in una scena de La donna alla finestra

Sceneggiato dall’attore e drammaturgo Tracy Letts, il film è l’adattamento dell’omonimo romanzo di A. J. Finn, pseudonimo dello scrittore statunitense Daniel Mallory. Un libro il suo dal forte respiro cinematografico. Non stupisce quindi che a Hollywood abbiano visto del potenziale per farne un film dal cast all star. A partire dalla sua protagonista, Amy Adams, presente in ogni scena e cuore pulsante di un film che, invece, tende a non dare il giusto spazio al resto degli interpreti. A partire da Gary Oldman che ritrova Wright dopo l’Oscar per L’ora più buia o Jennifer Jason Leight pressoché inutilizzata.

Una scena del film

La donna alla finestra cita e omaggia il capolavoro di Alfred Hitchcock con James Stewart e Grace Kelly e ci regala delle sequenze o intuizioni registiche particolarmente ispirate a cui il cinema di Joe Wright ci ha abituati. Ma ciò che manca alla pellicola è l’elemento sorpresa, fondamentale in un film basato sulla suspence, la tensione e il colpo di scena. Forse siamo diventati un pubblico troppo smaliziato da innumerevoli visioni di genere o forse il problema de La donna alla finestra risiede in un intreccio non sufficientemente spiazzante.

La donna alla finestra
Un’immagine de La donna alla finestra

O forse, ancora, perché Daniel Mallory, l’autore del libro su cui è basato il film, nel 2019, è stato accusato da un articolo del New Yorker di aver preso “in prestito” più di un elemento da Copycat – Omicidi in serie, thriller del 1995 con Sigourney Weaver, per il suo debutto letterario. Visivamente impeccabile grazie allo sguardo di un regista come Wright che gioca con gli spazi costruiti dallo scenografo Kevin Thompson, La donna alla finestra ha tutto gli elementi per essere un ottimo thriller psicologico ma finisce per restare schiacciato da una certa dose di prevedibilità. La riprova di come alla base di un’opera, sia essa un film o un libro, è la storia a fare la differenza.

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Qui potete vedere il trailer del film:

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