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Kristen Stewart: «Interpretare Jean Seberg? Un’illuminazione necessaria»

Le difficoltà, l’ispirazione e la svolta sul set: l’attrice si confronta con un mito del Novecento

Kristen Stewart al suo arrivo al Lido per presentare Seberg, fuori concorso.

VENEZIA – Rossetto rosso, capelli biondo platino e qualche timido sorriso. Insolitamente, Kristen Stewart qui al Lido sembra meno tesa del solito, a tratti persino divertita dall’incontro con la stampa per Seberg di Benedict Andrews, in cui interpreta l’attrice americana simbolo della Nouvelle Vague. «Siamo molto emozionati di essere qui. Oggi ricorre l’anniversario della sua scomparsa, avvenuta a Parigi quarant’anni fa». Il film è un thriller politico un cui l’attrice presta il volto alla musa di Godard per raccontare una parentesi della sua vita, quella che la vide, suo malgrado, protagonista di un’indagine dell’FBI che mal digeriva le sue idee politiche e la relazione con l’attivista afroamericano Hakim Jamal. Una storia che, con le dovute distanze, trova un parallelo con l’attualità politica e che ha permesso alla Stewart di provare una libertà interpretativa inedita.

«In che senso?». Kristen Stewart e la domanda incomprensibile.

IO & JEAN  «Jean Seberg la conoscevo solo per la sequenza di Fino all’ultimo respiro in cui si tocca le labbra. Una specie di icona. Non avevo realizzato la fame che aveva dietro gli occhi. Il sistema le si è rivoltato contro ma lei si è sacrificata per le persone che amava. Quello degli attori è un gioco in cui bisogna mantenere onestà e lei lo ha fatto. Voleva connettersi con le persone, era appassionata di questioni umanitarie, si è messa in gioco e la sua è una storia importante. Ancora oggi. Sacrificarsi per qualcosa è importante. La storia di Jean Seberg è una storia che tutti dovremmo conoscere e non fermarci solo al taglio di capelli».

Jean Seberg nel 1959, sul set de Fino all’ultimo respiro.

IL PRIVATO «Oggi nella società è tutto polarizzato e generalizzato. Sembra che tutto sia o bianco o nero. Invece bisogna prestare molta attenzione alle questioni politiche. Viviamo le nostre vite in modo molto pubblico, non c’è più bisogno di frugare nelle nostre mail per sapere qualcosa di noi come cittadini e individui. Se qualcuno rappresentasse una minaccia per l’America, ad esempio, non credo che sarebbe seguito come lo è stata lei…».

La Stewart durante la conferenza stampa al Lido.

L’ACCETTAZIONE «Se leggete le recensioni dei suoi film, c’è sempre qualcosa di naturalistico nella sua recitazione. Era presente nel suo tempo, onesta. Vedeva la recitazione come un’arte che rilevava in lei qualcosa di geniale. Era trasportata dai sentimenti che interpretava. Essendo stata accolta con favore sia in America che in Francia, questo le ha consentito di correre dei rischi ed è stata identificata con questo tipo di personaggio. Girando Seberg ho lavorato su questo suo aspetto ed ho provato ad essere me stessa. Ho anche avvertito il suo desiderio di essere accettata, di essere vista. Non tutte le attrici lo vorrebbero. Lei sembrava dire: “Sono vera, guardatemi!”».

Kristen Stewart nel ruolo di Jean Seberg in Seberg.

L’ISTINTO «Oggi? Sono pronta a qualsiasi cosa. Anche ad affrontare questa popolarità, anche a passare da Seberg a Charlie’s Angels. Sono così orgogliosa delle persone con cui ho lavorato e voglio che il pubblico lo veda. Non sono affatto intimidita. Anche se non ci penso molto, a dire il vero. Non voglio privarmi di questa esperienza così centrale. Ho scelto lavori nell’ultimo periodo della mia carriera basati sull’istinto. Mi sembra di poter vivere questa esperienza in modo molto naturale e ne sono felice».

Gli anelli, le labbra e lo sguardo di Jack O’Connell, a fianco.

IL CONFRONTO «Non vado sui social, ma ho comunque un’interazione con il pubblico. Non sono impegnata politicamente, ma non nascondo quello che penso. E mi piace l’interazione con gli altri. Ci sono state volte in cui pensavo di non farcela e mi sentivo frustrata. Inizialmente l’attenzione aggressiva da parte del pubblico mi faceva sentire come chiusa in un buco. Quando ero più giovane ero anche più insicura. Oggi, invece, sono contenta di aver assunto questa posizione. Mi sento aperta al confronto con gli altri. Non ho difese ed è una bella sensazione…».

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