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Jacob Elordi, sex symbol o attore? Almodóvar lancia il dubbio che Hollywood evita

Il regista spagnolo riflette sulla carriera della nuova star e si chiede se il suo talento sia ancora tutto da dimostrare.

ROMA – Essere una star oggi è più facile che essere un attore. O almeno, è questo il punto implicito che emerge dalle riflessioni di Pedro Almodóvar su Jacob Elordi, uno dei volti più discussi (e desiderati) del cinema contemporaneo. Il regista spagnolo, tra i più influenti autori europei, ha acceso una questione che Hollywood spesso evita: cosa c’è davvero dietro l’immagine? Perché Elordi, oggi, è ovunque. Dalla serialità con Euphoria al cinema più autoriale con Priscilla e Saltburn, fino ai progetti più ambiziosi come Frankenstein. Una traiettoria rapidissima, che però lascia aperta una domanda: quanto di questo percorso ha davvero messo alla prova il suo talento?

Secondo Almodóvar, il problema non è la presenza scenica — quella è evidente — ma la possibilità di andare oltre. Alcuni dei titoli più recenti in cui Elordi è coinvolto, come Wuthering Heights e lo stesso Frankenstein, sembrano costruire attorno all’attore più un immaginario che un vero spazio interpretativo. Film dove il peso estetico e simbolico rischia di prevalere sulla complessità emotiva. È qui che si inserisce il punto più interessante: non è una critica definitiva, ma una sospensione di giudizio. Elordi è riconosciuto come una futura grande star, ma non ancora come un attore pienamente definito. Manca, forse, quel ruolo capace di rompere l’immagine e costringerlo a sporcarsi davvero, a uscire dalla comfort zone del corpo e del carisma. E allora la domanda resta aperta — e riguarda anche il modo in cui oggi costruiamo i nostri miti: basta essere iconici per essere anche profondi?

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