ROMA – Non è solo una storia di formazione. È il momento esatto in cui qualcosa si rompe – e ti costringe a diventare altro. A Year in London parte da qui: da un viaggio che sembra lineare e che invece scardina tutto. Olivia è una giovane designer cresciuta nel solco di una tradizione familiare precisa, quasi inevitabile. Londra, almeno all’inizio, è solo un passaggio: un luogo dove perfezionare una tecnica già appresa. Ma è proprio lì che il film cambia direzione, trasformando un percorso professionale in qualcosa di molto più profondo e instabile. Al centro c’è l’incontro con la sua mentore, una figura magnetica e distante, capace di mettere in crisi non solo il talento di Olivia, ma la sua stessa identità. È in questo spazio – fatto di confini, etica e desiderio – che il film trova la sua tensione più interessante. Non tanto in quello che succede, ma in quello che resta sospeso.
Ne abbiamo parlato in redazione con Flaminia Graziadei e Nina Pons, protagoniste di un racconto che usa la moda come linguaggio per interrogare il corpo, l’identità e la possibilità di cambiare davvero. Tra sradicamento, scoperta e sentimenti che faticano a trovare una forma, A Year in London diventa così un film sul passaggio più difficile: quello tra chi pensavi di essere e chi stai diventando.
- VIDEO | Guarda qui l’intervista completa con Flaminia Graziadei e Nina Pons in redazione:





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