ROMA – Non è solo un late night. Paradise prova a essere un punto d’incontro. Tra linguaggi, mondi e generazioni. E la quinta puntata, in arrivo da Verona nel pieno del Vinitaly, è forse quella che più chiaramente racconta questa ambizione. Dentro il Palazzo della Gran Guardia, il format di Pascal Vicedomini costruisce un racconto che tiene insieme spettacolo e realtà, leggerezza e sistema. Da una parte volti che appartengono all’immaginario pop italiano – Jerry Calà, Fabio Testi, Alessandro Ristori – dall’altra un blocco istituzionale che porta sul palco il peso (e il racconto) dell’Italia di oggi: Antonio Tajani, Adolfo Urso, Francesco Lollobrigida, insieme a rappresentanti del mondo produttivo e imprenditoriale.
Ma la chiave non è l’elenco degli ospiti. È il modo in cui convivono. Paradise non cerca la gerarchia, ma il dialogo: tra cinema, politica, impresa, cultura. E in mezzo inserisce anche uno spazio che prova a rallentare il ritmo e cambiare prospettiva, quello dedicato al lavoro e al ruolo delle donne, con gli interventi di Pietro Lorenzetti e Federica Vitale. Il lato più strettamente artistico si muove invece tra cinema e musica. Il progetto Carpe diem – diretto da Dennis Dellai e interpretato da Daniel McVicar, Sofia Taglioni, Giulio Ricciotti e Francesca Bergesio – entra nel racconto come un cantiere aperto, mentre la musica dal vivo, guidata da Alberto Salaorni con Moreno Conficconi e Giulia Baldo, restituisce al programma una dimensione più calda, quasi da club.
E poi la danza, con il Clandestino Tango Club, che chiude il cerchio: corpo, ritmo, presenza. Il risultato è un programma che non si limita a ospitare. Prova a tenere insieme. E in un momento in cui la televisione spesso divide i linguaggi, Paradise sceglie di mescolarli.
Stasera a mezzanotte su Rai2.





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