ROMA – Questa volta non è solo hype: dopo anni in cui il Marvel Cinematic Universe ha perso compattezza — e forse anche direzione — Avengers: Doomsday arriva al CinemaCon con un trailer che fa una cosa sola, chiarissima: rimettere tutto in gioco.
La sensazione è immediata. Non siamo più dentro una fase di espansione, ma di collisione. Al centro c’è Doctor Doom, figura magnetica e minacciosa, pronto a trasformare il multiverso in un campo di battaglia. Ma la vera svolta è un’altra: per la prima volta, tutto converge davvero. Avengers, X-Men, Fantastici Quattro, Thunderbolts. Non più linee parallele, ma un unico racconto.
Ed è qui che il film alza la posta. Perché Doomsday non lavora solo sull’azione, ma sull’effetto “evento”. Scontri incrociati, identità che si duplicano, personaggi che si riflettono l’uno nell’altro. Il multiverso non è più un concetto: è caos trasformato in spettacolo.
Poi arriva quel momento. Quello che cambia la percezione del trailer e, probabilmente, anche quella del film. Il ritorno di Steve Rogers. Un’apparizione che non è solo fan service, ma un cortocircuito emotivo che riapre tutto: il tempo, le scelte, l’eredità lasciata in Endgame. E soprattutto una domanda: cosa significa davvero “essere degni” oggi?
Non è nostalgia, è costruzione. Perché Doomsday sembra pensato per fare esattamente quello che Marvel non riusciva più a fare: dare un senso al tutto, rimettere ordine nel disordine, trasformare una fase frammentata in una direzione chiara. Dentro questo disegno entrano anche i nuovi equilibri: i New Avengers, le tensioni mai risolte tra Wakanda e Talokan, l’ingresso definitivo dei Fantastici Quattro. Tutto converge verso uno scontro che non è solo fisico, ma identitario. Chi sono, oggi, gli eroi?
Alla regia tornano i fratelli Russo, e non è un dettaglio. Perché se c’è qualcuno che ha già dimostrato di saper gestire il caos trasformandolo in racconto, sono loro. Doomsday è il primo capitolo di un dittico che porterà a Secret Wars, e la sensazione è quella di essere di nuovo davanti a un disegno grande. Ambizioso. Rischioso. Ma necessario.
Perché il punto, ormai, è semplice: la Marvel non deve solo raccontare una storia. Deve riconquistare fiducia. Deve dimostrare che quel senso di attesa, quella voglia di esserci, può ancora esistere. Avengers: Doomsday parte da qui. Dal tentativo di tornare a essere qualcosa che non guardi da solo. Ma che vivi insieme a tutti gli altri.





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