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INTERVISTA | Irene Maiorino: «Tra Lila e Portobello, il peso (e la libertà) di essere attrice oggi»

Dalla sfida de L’amica geniale al racconto civile di Portobello, Irene Maiorino si racconta in redazione tra identità, responsabilità e futuro.

ROMA – Ci sono attrici che cercano il personaggio. E poi ci sono quelle che lo mettono in crisi. Irene Maiorino appartiene a questa seconda categoria: non si limita a interpretare, ma attraversa i ruoli, li interroga, li rende instabili. Il suo è un percorso costruito nel tempo, tra teatro, studio e una presenza che rifugge la superficie. Negli ultimi anni, questo sguardo ha trovato una nuova centralità, incrociando due universi molto diversi: L’amica geniale e Portobello.

Nel primo caso, il confronto è con un personaggio come Lila, già radicato nell’immaginario collettivo. Maiorino non lo replica, ma lo attraversa, restituendone una versione più adulta, opaca, mai del tutto afferrabile. In Portobello, invece, il lavoro si sposta su un piano più complesso: il racconto si intreccia con la realtà e con una memoria ancora sensibile. All’interno di questa cornice, il personaggio di Nadia Marzano diventa uno spazio di osservazione, più che di risposta. Quello che emerge è un’idea di recitazione come responsabilità. Ogni ruolo diventa una scelta, ogni scelta un punto di vista. Non c’è ricerca di personaggi “forti” in senso immediato, ma di figure vere, contraddittorie, vive.

In un momento in cui la rappresentazione rischia spesso di semplificare, Maiorino sembra muoversi in direzione opposta: complicare, interrogare, restare dentro le sfumature. Ed è proprio lì che il suo lavoro trova forza. Il futuro, più che una destinazione, appare come una traiettoria aperta. Con una direzione chiara: continuare a cercare, senza mai smettere di mettere in discussione il proprio sguardo.

  • VIDEO | Guarda qui la nostra intervista in redazione:

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