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INTERVISTE I Valentina Bivona: «I Cesaroni? Una famiglia imperfetta e vera. Una serie che oggi serve»

La nuova Marta de I Cesaroni – Il ritorno racconta l’ingresso nella serie, il lavoro con Claudio Amendola e il peso emotivo di entrare in una famiglia amata da generazioni

ROMA – Tra le new entry più osservate de I Cesaroni – Il ritorno c’è Valentina Bivona, interprete di Marta Cesaroni, la figlia di Marco ed Eva tornata da New York dopo anni. Un personaggio che entra in una famiglia già amatissima dal pubblico e che, proprio per questo, porta con sé una responsabilità particolare: raccogliere un’eredità emotiva, ma anche raccontare una nuova generazione. Nella nuova stagione, diretta anche da Claudio Amendola, Marta arriva alla Garbatella con uno sguardo diverso, cresciuta lontano e costretta a confrontarsi con un padre che non ha mai conosciuto davvero e con una famiglia che per lei è quasi tutta da scoprire. Abbiamo incontrato Valentina Bivona per parlare del provino, della costruzione del personaggio, del set e del motivo per cui I Cesaroni continuano ancora oggi a parlare a pubblici diversi.

Ricordi il momento in cui hai scoperto di essere entrata nel cast?

«In realtà racconto sempre soprattutto il provino, perché è stato ‘allucinante’. Sono arrivata in ritardissimo, mi ero svegliata tardi, sudata, sbagliando piano: un macello proprio in pieno stile Cesaroni. È stato sconvolgente che mi abbiano chiamata praticamente due giorni dopo, io non me lo aspettavo proprio. È stata la mia agente a darmi la notizia, però in quel momento non l’avevo assimilata. Essendo fan della serie, c’è stato un processo di realizzazione. Mi sono resa conto davvero della grandezza della cosa sul set, quando ho visto il teatro, ho parlato con Claudio, ho conosciuto meglio il cast. Lì ho capito quanto affetto e quanta dedizione ci siano dietro».

Che responsabilità hai sentito entrando in una famiglia così amata dal pubblico?

«All’inizio è normale sentire una responsabilità, più che ansia: la voglia di fare il meglio possibile. Marta è un personaggio che in realtà nasce nell’ultima puntata della terza stagione, nel 2009, quindi ha un vissuto che ho cercato di costruire anche al di fuori delle stagioni che non sono state raccontate. Ho creato una playlist che magari poteva ascoltare a New York. Per me era importante che avesse tratti sia della mamma sia di papà Marco, quindi la responsabilità era cercare di rispecchiare entrambi. Però una volta entrata in casa Cesaroni c’è proprio un’aria calda, e non solo perché a Roma fa caldo: sono tutte persone che si aiutano. Non ci hanno mai fatto sentire i nuovi arrivati».

Hai avuto libertà nel costruire Marta o era già molto definita in sceneggiatura?

«Sì, c’è stata molta libertà. Claudio Amendola è anche regista della serie e secondo me la sua carta vincente è proprio il fatto che parte dall’essere attore: capisce bene come portare un attore ad arrivare a una cosa. C’è una sceneggiatura, certo, perché le storie dei Cesaroni sono ideate da una room coi fiocchi, però abbiamo avuto libertà nel rendere i personaggi il più possibile nostri, il più possibile veri, dentro la personalità che ci era stata affidata».

Secondo te Marta rappresenta gli adolescenti di oggi?

«Marta è un’adolescente un po’ atipica rispetto agli altri adolescenti italiani, perché viene da un contesto come New York, dove la vita è totalmente diversa. Per lei è stato pensato anche un look particolare, dal vestiario al taglio di capelli, proprio per renderla diversa dagli altri. Questa cosa all’inizio crea scalpore, anche nei battibecchi con i compagni di classe. Però una cosa in comune con gli altri adolescenti ce l’ha: combina guai a più non posso. Tra me e Marta, anche se io compirò vent’anni ad agosto e lei ne ha sedici, c’è un abisso. È stato bellissimo poter ritornare alle prime emozioni e capirle meglio».

Tu hai iniziato a recitare molto giovane. Quando hai capito che sarebbe stato più di una passione?

«Ho avuto la fortuna di crescere sul set, su vari set. Per me è sempre stata una cosa seria. Da piccola dicevo: “Io da grande voglio fare l’attrice”. Crescendo ne ho preso coscienza, ma per me è sempre stato un lavoro a tutti gli effetti, che a volte mi permetteva anche di non chiedere soldi a mamma. Però è rimasta sempre anche una passione».

Come studi i tuoi personaggi?

«Cerco sempre di renderli più veri e naturali possibile. Prima penso a tutto quello che potrebbe essere il DNA del personaggio. Nel caso di Marta, per esempio, ho immaginato cosa possa aver fatto in questi dieci o dodici anni di assenza: le sue amiche a New York, i litigi con la mamma e con papà Marco. Le ho creato una storia di background, un bagaglio emotivo, così sul set posso permettermi di lasciarla andare. Se conosci una cosa, puoi anche modificarla, puoi uscire dagli schemi solo se ne hai piena conoscenza. Poi ho fatto il liceo artistico multimediale, quindi sono appassionata anche di regia e fotografia. Mi piacerebbe un giorno dirigere qualcosa in cui magari sono anche attrice, come ha fatto Claudio con questa serie».

Perché secondo te I Cesaroni continuano a parlare a generazioni diverse?

«Lo sto vivendo sulla mia pelle. I Cesaroni sono quella famiglia imperfetta e vera che a volte, con i dialoghi, riesce anche a dare dritte a padri, figli, nipoti. La società italiana e il mondo sono cambiati tantissimo in questi anni, e secondo me si sentiva l’esigenza di riportare quella imperfezione che oggi regna. Capire che, se ci si vuole bene e ci si aiuta, non c’è niente che non si possa fare. In un momento così, con tante brutte cose, una serie che ti strappa un sorriso e in cui le cose brutte evolvono in cose belle, senza essere scontata, serve. Ci si arriva con grande affetto e con un grande legame».

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