ROMA – Quando ci riferiamo a un film come a un film per famiglie, ci assumiamo la responsabilità di collocarlo in un genere, per capirlo meglio e per legittimare la buona morale che spesso alla fine vuole trasmettere. In “Pecore sotto copertura”, George è un pastore che ogni sera legge romanzi gialli alle sue amate pecore, anche se è convinto che non possono comprenderlo. Quando però un misterioso incidente sconvolge la tranquillità della fattoria, le pecore decidono di dover diventare loro stesse delle detective. Seguendo gli indizi e indagando sui sospetti umani, dimostrano che anche le pecore possono essere brillanti investigatrici. Il nuovo film di Kyle Balda, interpretato da Hugh Jackman e Emma Thompson, è un film per famiglie secondo quanto detto, ma la simpatia di certe sequenze, la commozione per altre, e la perfetta combinazione di cinema digitale e non, ne fanno un’opera cinematografica divertente e illuminante, che restituisce gioia e felicità alla visione.

Non evitando veri e propri drammi, la storia attraversa e approfondisce vari temi, come l’essere esclusi e il convincersi di esserlo per giusti motivi, come non comprendere la violenza che il nostro mondo sembra preferire all’amore e all’amicizia, come il ritiro spirituale e fisico da questa violenza. George è vegetariano perché gli animali sono sfruttati e violentati, anche dal macellaio del suo piccolo paese, solo per soldi. La sua posizione è quella del regista James Cameron in Avatar, dove tutti gli animali sono rispettati e amati con fierezza, tanto da farne l’aspetto più bello del suo colossal. “Pecore sotto copertura” è quindi un film molto bello che non appartiene a nessun genere e di cui si può solo immaginare il lavoro meticoloso di tutta la troupe.

La campagna inglese, gli attori più famosi e quelli meno, comunque bravi quanto i primi, una regia naturale che riesce a rendere vero ciò a cui lo spettatore solitamente non crede, gli animali e i loro bellissimi occhi innocenti, il senso di solitudine che solo l’amore può guarire, il prendersi cura come antidoto all’egoismo e alla paura, per attenuare il vuoto lasciato dal nostro allontanamento da Dio. “Pecore sotto copertura” è un film animato e non di animazione, ma è necessario, anche qui, sottolineare la precarietà delle nostre tesi, il cui fine ultimo rimane sempre farci emozionare, al di là dei generi, dal ricordo di Dio e delle sue creature. In un cinema. Anche e soprattutto come laici. Sognando la parola dei nostri amici animali e l’armonia tra gli uomini.
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