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I migliori film diretti da donne del XXI secolo secondo Rotten Tomatoes

Dallo sguardo di Céline Sciamma alla potenza di Kathryn Bigelow, una guida per riscoprire la forza del cinema al femminile.

ROMA – C’è uno sguardo che racconta il mondo in modo diverso. Più intimo, più radicale, più vero. È lo sguardo delle donne dietro la macchina da presa: capace di ascoltare ciò che spesso resta inascoltato, di vedere dove altri non guardano. Ed è proprio da qui che parte la classifica di Rotten Tomatoes, che ha raccolto i migliori film del XXI secolo diretti da donne, selezionati in base al punteggio medio ottenuto dalla critica. Un elenco che è una mappa, un invito a perdersi tra storie capaci di emozionare, disturbare, far ridere o piangere. Abbiamo scelto 10 titoli da vedere, da riscoprire e da tenere stretti. Trovi la lista completa qui.

Copia originale (Can You Ever Forgive Me?) – Marielle Heller (2018)

Una scrittrice in crisi, un’amicizia improbabile, una bugia che diventa un mestiere. Melissa McCarthy sorprende in uno dei suoi ruoli più intensi, ma è lo sguardo di Marielle Heller che rende tutto così umano, imperfetto, fragile. E proprio per questo autentico.

One Child Nation – Nanfu Wang, Jialing Zhang (2019)

Un documentario che è anche un atto d’amore e accusa. Le registe raccontano la politica del figlio unico in Cina con un coraggio raro, intrecciando la Storia alla propria storia personale. Duro, necessario, devastante.

A Beautiful Day – You Were Never Really HereLynne Ramsay (2017)

Un antieroe segnato dal trauma, una bambina da salvare, una violenza che pesa ma senza urlare. Lynne Ramsay costruisce un thriller psicologico ipnotico e Joaquín Phoenix si lascia trascinare in un abisso da cui è difficile riemergere.

Ritratto della giovane in fiamme (Portrait of a Lady on Fire) – Céline Sciamma (2019)

Una storia d’amore che ha bisogno più di sguardi che di parole. Un film che brucia piano, come la tela che si riempie di colore. Sciamma dipinge l’intimità tra due donne con una delicatezza radicale e ogni dettaglio si trasforma in poesia.

Selma – La strada per la libertà – Ava DuVernay (2014)

Il volto di Martin Luther King, la marcia, la lotta. Ma anche il dubbio, la fatica, la solitudine. DuVernay firma un film potente, visivamente elegante, che racconta il coraggio senza farne mai spettacolo.

The Farewell – Una bugia buona – Lulu Wang (2019)

Cosa succede quando due culture si incontrano, e due verità si scontrano? Lulu Wang racconta tutto questo con delicatezza e humour, in un film che parla di famiglia, bugie per amore e ritorni a casa che non sono mai semplici.

La rivincita delle sfigate (Booksmart) – Olivia Wilde (2019)

La fine del liceo, una notte da ricordare e un’amicizia che è tutto. Olivia Wilde porta freschezza e intelligenza in una commedia generazionale dal cuore grande. Spensierato, sì, ma mai superficiale.

Atlantique – Mati Diop (2019)

Un film che sembra un sogno, ma che affonda nella realtà. Amore, migrazione, perdita, memoria. Il tutto filtrato da una regia che mescola il visibile e l’invisibile con una grazia ipnotica.

Zero Dark Thirty – Kathryn Bigelow (2012)

Un’operazione militare raccontata con freddezza chirurgica. Bigelow non cerca l’eroismo, ma la tensione. Un film teso, asciutto, controverso e una regia che non ha mai paura di sporcarsi le mani.

Il potere del cane (The Power of the Dog)  – Jane Campion (2021)

Campion non gira un western, lo scardina. Dietro il silenzio dei personaggi, dietro gli spazi aperti e lenti, si muovono desideri repressi, identità nascoste, crudeltà trattenute. Un film che ha bisogno di tempo e che te lo restituisce tutto.

C’è qualcosa che accomuna questi film, pur così diversi per stile, temi e linguaggi: la capacità di restare. Ed è forse proprio questo che oggi chiediamo al cinema: di lasciarci qualcosa addosso che vada oltre l’intrattenimento e il tempo della visione. Lo sguardo femminile, con la sua attenzione ai dettagli, alle sfumature, ai non detti, ha questa capacità rara: quella di raccontare il mondo con profondità, lucidità e verità. Per troppo tempo è stato messo ai margini, considerato “alternativo” o “di nicchia”. Ma non lo è: è necessario. Perché senza questo sguardo – attento, sensibile, radicale – il cinema perde pezzi del reale. E oggi, più che mai, abbiamo bisogno di film che ci vedano davvero.

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