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Lotta per i diritti e voglia di libertà | Gli anni amari di Mario Mieli secondo Andrea Adriatico

Presentato il biopic che racconta la storia di uno dei padri del movimento omosessuale italiano

Gli anni amari
Nicola Di Benedetto è Mario Mieli in Gli anni amari

ROMA – Chi è stato Mario Mieli? Un domanda semplice, diretta, che tuttavia necessita di una risposta complessa. Tra i rappresentanti di spicco del movimento omosessuale italiano negli anni ’70, fu attivista, intellettuale, scrittore, performer e provocatore. Una figura a tutto tondo a cui Andrea Adriatico ha voluto dedicare Gli Anni amari, preapertura alla Festa del Cinema di Roma. Un’opera biografica, prodotta da Cinemare, con Rai Cinema e la Pavarotti International 23  di Nicoletta Mantovani, che ripercorre i momenti più importanti della vita di Mieli (Nicola Di Benedetto). Dal rapporto coi genitori Liderica e Walter, interpretati da Sandra Ceccarelli e Antonio Catania, all’illuminante viaggio a Londra, fino all’adesione al “Fuori!”, prima associazione del movimento di liberazione omosessuale italiano, la fondazione dei “Collettivi Omosessuali Milanesi” e la pubblicazione del saggio Elementi di critica omosessuale. Morto suicida nel 1983, Mieli è ancora oggi un personaggio ricco di sfaccettature e contrasti. «Questo film è per me è un momento di liberazione, un percorso lunghissimo e non semplice che arriva a conclusione. Fare un film su un omosessuale è ancora scomodo», ha raccontato Adriatico.

Gli anni amari
Un primo piano di Nicola Di Benedetto

Che anni sono stati gli anni ’70 di Mario Mieli? La risposta del regista è netta. «È stato un periodo storico straordinario in cui l’idea della felicità sembrava a portata di mano. L’obiettivo primario era la libertà di tutti». Un discorso che Mieli che ha incarnato nel profondo, anche con atteggiamenti sopra le righe ed eccessivi e con il continuo ricorso al travestitismo. Per l’interprete principale, Nicola Di Benedetto, al suo esordio cinematografico, una sfida senza precedenti. «Sapevo poco di lui nonostante fosse una bandiera della comunità gay. Ho letto furiosamente i suoi scritti, ho fagocitato concetti che nella mia mente rimanevano in latenza e che grazie a Mario ho saputo comprendere meglio. Solo dopo questo ho fatto ricerche sui movimenti e sulla tonalità della voce. Mario è diventata una presenza amicale quotidiana» ci ha rivelato.

Gli anni amari
La famiglia Mieli al completo

Figlio di un ricco imprenditore tessile lombardo e di un’insegnante di francese, Mieli ha sempre vissuto un rapporto tormentato con la famiglia, ad eccezione delle zie e della sorella minore Paola. «Avevo poco materiale a disposizione» ha spiegato Sandra Ceccarelli, «quindi per il mio personaggio mi sono basata sul dolore di una madre il cui figlio è morto e sul difficile amore tra loro. In fondo Liderica è l’unica che lo abbia mai capito». Antonio Catania, invece, ha lavorato molto sul suo passato. «Io ho vissuto quegli anni dall’altra parte. C’era l’idea di combattere contro la famiglia, contro ogni istituzione. Ricordo il titolo di un libro dell’epoca, Quinto: Uccidi il padre e la madre di Jerry Rubin. C’era davvero “l’antitutto”. E ricordo benissimo anche Mario. Nonostante fossero anni rivoluzionari, le sue provocazioni davano fastidio».

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Una scena di Gli anni amari

Proprio la famiglia di Mieli è stata uno degli ostacoli che Adriatico ha dovuto superare nella lavorazione di Gli anni amari. «Avevo bisogno di individuare dei referenti con cui parlare. La persona che si è presa la responsabilità è stata la sorella più piccola, Paola, con cui ho avviato un carteggio che è durato per dieci anni. Di sicuro però hanno provato tutti ad occultare la sua storia. Per fortuna ho trovato l’adesione degli amici più intimi, da Umberto Pasti a Ivan Cattaneo. La memoria dell’omosessualità non è facile da gestire per le famiglie».

Gli anni amari
Sandra Ceccarelli è la madre di Mario Mieli

Al centro del contenzioso tra Mieli e i suoi genitori, il romanzo biografico Il risveglio dei faraoni, la cui pubblicazione è stata impedita. Ancora oggi, dopo una breve uscita illegale voluta da un gruppo di amici di Mario Mieli, il libro non è andato in stampa. «È un vero peccato perché si tratta di un romanzo bellissimo. In ogni caso, Mario Mieli lascia tanti semi per il futuro. Ci mette davanti l’idea di una rivoluzione mancata, ma con dei segni di felicità. Ci lascia la possibilità di recuperare la nostra identità e il nostro modo di essere, a partire da un concetto molto semplice: vivi e lascia vivere» ha aggiunto Adriatico. «Cerchiamo di essere un po’ più liberi, di essere meno in grado di giudicare l’operato degli altri. Questa è una delle cose di cui abbiamo più bisogno oggi: provare a ripensarci nel mondo in maniera più serena e con una maggior voglia di metterci nei panni di qualcuno» ha poi concluso.

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