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Fausto Russo Alesi: «Esterno Notte? Un viaggio umano dietro la tragedia collettiva»

Cossiga, Bellocchio, il teatro e la miniserie Rai su Letizia Battaglia: l’intervista ad un grande attore

Fausto Russo Alesi, la nostra intervista
Fausto Russo Alesi, la nostra intervista

ROMA – Il senso di Esterno Notte, il film seriale di Marco Bellocchio, può essere racchiuso nelle mani di Francesco Cossiga, interpretato da uno straordinario Fausto Russo Alesi. Quelle mani, che poco a poco mutano e si riempiono di chiazze, sono la testimonianza indiretta e fisiologica del tormento che ha covato il Ministro durante (e successivamente) il rapimento Moro. Un’ossessione tra dovere e potere, tra ossessione e immaginazione. Un’esplosione quasi mistica messa in scena da Bellocchio, appoggiandosi proprio sul talento di Alesi, che ha cominciato a lavorare con il regista di Bobbio fin dal 2009, ai tempi di Vincere. Esterno Notte, arrivato in sala e poi in autunno sulla Rai, è stato accolto da un tripudio a Cannes, e lo stesso Alesi, al telefono, ci racconta quanto La Croisette «Sia stata molto emozionante, perché pur non assistendo alla proiezione, eravamo accanto alla sala piena e abbiamo percepito la tragedia collettiva di Moro condivisa dal pubblico. E sapere che il lavoro viene fruito da tante persone è una cosa emozionante, e sarà poi bello vederlo in tv. Ma in questo momento era necessaria la sala cinematografica». Ma nella nostra intervista, Fausto Russo Alesi ci ha raccontato anche della sua ultima esperienza teatrale con Padri e Figli e infine di Letizia Battaglia, dato che è tra i protagonisti della miniserie Solo per passione – Letizia Battaglia fotografa (22 e 23 maggio su Rai1).

Fauso Russo Alesi è Francesco Cossiga. Foto di Anna Camerlingo
Fauso Russo Alesi è Francesco Cossiga. Foto di Anna Camerlingo

Fausto, partiamo dalla splendida chiusura del terzo atto: tu, nel buio del tuo ufficio, che intravedi Moro. È un sogno, ma sembra davvero reale.
«Quel momento fa parte di quelle scene che si arricchiscono durante il lavoro. Bellocchio dopo Buongiorno Notte, ha scelto di raccontare i fatti dall”Esterno” della prigione e alternando i punti di vista dei personaggi che ne furono protagonisti. Ed entrando nelle vite dei personaggi, alcune cose sono arrivate piano piano, e questa scena in particolare è stata un’intuizione improvvisa di Bellocchio: fa irrompere Moro nella crisi di coscienza di Cossiga. Il mio Cossiga cammina su di un filo, tra due mondi: la realtà a cui dare una risposta e l’immaginazione di ciò che viaggia nella sua testa, la verità e la finzione. L’ingresso di Moro in quel momento lo riporta alla concretezza e alla responsabilità rispetto alla questione. È una scena molto forte e significativa».

Com’è stato affrontare la figura di Francesco Cossiga?
«È stato un viaggio emotivamente doloroso, e dovevo fare una discesa negli inferi per affrontarlo. Affrontare la potenza di questo personaggio shakespeariano, complesso. Cossiga è pieno di sfaccettature, è una figura imprendibile. Una figura da decifrare, e questo dà spazio alla libertà di interpretazione. Ho un ricordo forte del Cossiga Presidente della Repubblica, ed e’ stato necessario conoscere il Cossiga degli anni prima del rapimento per riuscire a restituire il Cossiga durante i terribili 55 giorni. Provando ad intuire quello che è stato poi il Cossiga successivo».

Al photocall di Cannes 2022, dal profilo IG di Lucky Red
Al photocall di Cannes 2022, dal profilo IG di Lucky Red

Effettivamente davanti a lui le emozioni provate sono contrastanti.
«Rappresenta una figura piena di contraddizioni, e siamo andati nei dettagli, nelle ossessioni. Questo è frutto di una serie di indicazioni, tra storia e testimonianze. Però farsi un’idea di questa geografia è frutto di tante cose, compreso il voler trovare cosa ci sia dietro le ragioni profonde del personaggio. In Esterno Notte si dibatte tra il rapporto umano e il suo essere figura politica. Da lui si aspettano la scelta giusta, ma è incapace di mettere insieme le due cose. Ed è sicuramente quello che è successo. Il non avere salvato il suo amico e maestro Aldo Moro, ha provocato in lui un profondo dolore umano e senz’altro si è portato addosso un grande peso negli anni. Certo non mancano i segreti, le follie… ».

Lavori con Bellocchio dal 2009, con Vincere. Quanto è cambiato negli anni?
«Sono grato e sempre onorato di lavorare con lui, e sono onorato di poter “abitare” le sue opere. Mi spiazza sempre, non c’è mai nulla di retorico e c’è l’intento di andare nel presente fino in fondo, con il coraggio di portare avanti intuito, istinto e il suo fortissimo punto di vista. I suoi film instaurano dubbi nello spettatore che è quello che puo` fare l’arte. L’arte, per me, deve aprire squarci, deve essere materiale incandescente. E lui, le sue immagini, riescono ad aprire questi squarci in modo autentico e potente».

Esterno Notte di Marco Bellocchio
Una scena di Esterno Notte. Al centro Fausto Russo Alesi. Foto di Anna Camerlingo

Da una figura storia ad un’altra: com’è stato avvicinarsi a Letizia Battaglia in Solo per Passione?
«Intanto è stato meraviglioso conoscere i dettagli della sua vita, è un progetto bellissimo e mi è dispiaciuto enormemente non poterla conoscere. Avrei voluto parlare con lei e stringerle la mano. Magari vedere insieme la serie. Mi ha reso felice che lei fosse collaboratrice di Solo per Passione. È necessario raccontare la sua storia, e bisogna essere grati a figure come quelle di Letizia Battaglia. Figure che con coraggio hanno la capacità di smuovere le montagne senza scendere a compromessi. Per un’idea di libertà assoluta. E ringrazio sinceramente e con gioia Roberto Andò per avermi fatto prendere parte al suo progetto, al suo film d’autore così poetico commovente e appassionato che con emozione anche io vedro’ questa sera per la prima volta».

Qui interpreti Vittorio Nisticò, giornalista che ha scoperto in un certo senso il talento della Battaglia.
«Sì, e devo dire che ciò che mi è arrivato di più da lei è una devozione assoluta all’amore e alla verità. Non aveva paura del giudizio degli altri, e si è affermata con forza in una realtà siciliana non facile. Ma al suo esordio incontra proprio Vittorio Nisticò, che fa del giornalismo onesto una missione di vita, ricoprendo con tenacia il ruolo di direttore per L’Ora. Nisticò aveva la capacità autorevole di fare un gioco di squadra, trasmetteva il senso di responsabilità di un lavoro come quello dei giornalisti. Un giornalismo politico, con il gusto della verità e della ricerca. E le foto straordinarie di Letizia Battaglia arrivano dritte al cuore. Il suo sguardo ha abbattuto tutte le barriere»

L'attore nei panni di Vittorio Nisticò
Fausto Russo Alesi nei panni di Vittorio Nisticò

Altro incrocio di storia. Fino a qualche settimana fa eri a teatro con Padri e Figli, dal romanzo di Ivan Turgenev. Un’opera attuale, per tanti motivi.
«E mi auguro di portarla ancora in scena! Arrivava da un percorso lungo. Oggi si fanno le cose e le si buttano via. Credo nei viaggi lunghi, e questo è un viaggio che parte da lontano. Dalla morte di Luca Ronconi, con cui ho avuto un grande rapporto di lavoro. È stato un maestro. Ad un anno dalla sua morte, Roberta Carlotto mi chiese un progetto che potesse nascere al Centro Teatrale di Santacristina. Progetto che partisse dalla formazione, un testo da scoprire, tematiche da scandagliare. Pensai a Padri e Figli perché volevo pormi una domanda: qual è l’eredità dei padri e qual è il futuro dei figli. Capire da dove arriviamo, capire cosa i nostri padri hanno sbagliato. Leggere il nostro presente e provare a costruire un nostro futuro, che fatichiamo a vedere. E questo mi ha guidato in tre anni di lavoro, accompagnato e con la consulenza autorevole di Fausto Malcovati, tra i massimi esperti della letteratura russa».

Sul palco, in un momento di Padri e Figli
Sul palco, in un momento di Padri e Figli

Sul palco 13 attori e attrici molto giovani. Che confronto c’è stato?
«Un confronto tra generazioni. Un percorso di crescita reciproco attraverso le parole di Turgenev. Tutti attori di talento e una grande coralita’: Matteo Cecchi, Marina Occhionero, Zoe Zolferino…dovrebbero essere citati tutti. Questo lavoro è poi diventato uno spettacolo, ed è andato in scena finalmente dopo le chiusure da Pandemia. Turgenev attuale e mai ideologico che si dibatte su dove collocarsi nel mondo, sulla necessita’ del dialogo, interrogandosi sull’uomo e sulla crisi di un’epoca, sulla liberta’ e sull’eterno confronto e scontro tra i padri e i figli, tra le classi sociali e con il potere. Turgenev prevedeva i fallimenti storici di cui oggi siamo testimoni. E oggi come allora non sappiamo dove andare…».

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