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Tra mito e Storia | Undine e la memoria dell’acqua secondo Christian Petzold

Un film dalla bellezza ipnotica e una coppia di attori, Paula Beer e Franz Rogowski, straordinaria

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ROMA – Da Hans Christian Andersen e la sua Sirenetta al racconto di Friedrich de La Motte Fouqué, la rielaborazione della figura mitologica dell’Ondina ha influenzato da sempre le arti. La creatura marina del folklore europeo – simile a una sirena secondo le credenze tedesche -condannata all’infelicità, tradita dal suo amato umano per il quale ha rinunciato all’immortalità. «Se mi lasci dovrò ucciderti» asserisce serissima Undine (Paula Beer), protagonista dell’omonimo film di Christian Petzold, al fidanzato Johannes (Jacob Matschenz) che la sta lasciando per un’altra. Già solo il suo nome racconta di un legame con la creatura marina che il regista sfrutta per raccontare una storia d’amore che s’intreccia con quella di Berlino, tra passato, presente e futuro.

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Paula Beer è Undine

Il cinema di Petzold, da La scelta di Barbara a La donna dello scrittore passando per Il segreto del suo volto, da sempre è votato all’indagine sulla Storia del suo Paese, al rapporto con la memoria e il rimosso. Ma qui il regista tedesco fa un passo in più: inserisce l’elemento fantastico e dona al film un’atmosfera da favola. Undine, storica del Märkisches Museum di Berlino, in cui attraverso dei plastici spiega ai turisti l’evoluzione dell’architettura di Berlino passando dal nazismo alla riunificazione, incontra Christoph (Franz Rogowski), subacqueo industriale, e se ne innamora all’istante. Lei lavora in superficie, tra modellini e mappe, lui sott’acqua, in un passato sommerso. Il sotto e il sopra si uniscono in un film sognante, fatto di abbracci e sguardi dei due innamorati che si muovono in una città in perenne mutamento ma in cui «nulla evolve».

Una scena di Undine

Undine è un film circolare, fatto di rimandi di situazioni che si ripetono identiche e inquadrature che ritornano. Eppure c’è sempre qualcosa di nuovo, un elemento in più che Petzold introduce componendo così il suo plastico di una storia d’amore profonda e impossibile perché fondata su una maledizione. Ma il regista non si limita ad aggiornare il mito di Ondina, lo supera e lo usa per continuare la sua riflessione storica, qui solo apparentemente lasciata sullo sfondo. Paula Beer e Franz Rogowski, già in coppia ne La donna dello scrittore, sono sublimi nell’incarnare tutta la meraviglia dell’innamoramento e il dolore della perdita.

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Franz Rogowski è Christoph

Letteralmente immersi in un racconto che rievoca le visioni di Jean Vigo ne L’Atlante, Jules Verne e il suo Ventimila leghe sotto i mari fino alle creature marine dai sentimenti umani di Guillermo Del Toro ne La forma dell’acqua. Perché è l’acqua l’elemento in cui i due s’incontrano e s’innamorano, si perdono e si ritrovano. La memoria stessa del loro amore è impressa nell’acqua così come quella di Berlino nelle sue strade dilaniate, separate e, infine, riunite. Un film dalla bellezza ipnotica che incanta e rapisce come il canto delle Ondine. Un cinema fantastico eppure ancorato al reale, che si muove sulla superficie di una città nata su una palude, spazzando via il passato da cui riemerge, immortale come l’amore tra Undine e Christoph, il mito.

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  • La forma dell’acqua e la favola sull’amore di Guillermo Del Toro

Qui trovate il trailer di Undine:

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