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Euforia | Valeria Golino, Mastandrea, Scamarcio e la forza di due fratelli

Un legame viscerale e la paura della morte. L’opera seconda della Golino? Di toccante umanità

Euforia
Riccardo Scamarcio, Valeria Golino e Valerio Mastandrea

ROMA – Dopo il film di debutto Miele, che esplorava il tema dell’eutanasia (con una grande Jasmine Trinca), nel 2018 Valeria Golino tornò con Euforia, un titolo che può sembrare dissonante paradossalmente con una storia che continua ad affrontare il tema della morte. Presentato nella sezione Un Certain Regard a Cannes, con Riccardo Scamarcio, Valerio Mastandrea, Isabella Ferrari e Jasmine Trinca, Euforia si alterna tra dramma e melodramma per raccontare la storia di due fratelli, mai così diversi tra loro. Uno, Matteo, è un facoltoso imprenditore gay che frequenta gli ambienti chic e alla moda di Roma, l’altro, Ettore, è un insegnante nella loro città natale, vive una vita umile, come quella della loro famiglia, ed è gravemente malato.

Euforia
Valerio Mastandrea e Riccardo Scamarcio. Foto di Andrea Pirrello

Già l’anno precedente in un titolo simile, Euphoria, Alicia Vikander e Eva Green avevano dato vita alla storia di due sorelle unite dal male di una delle due. Dal punto di vista narrativo è affascinante, anche se terribile, mostrare come due persone prima distanti e distaccate possano riunirsi nello sconforto. Ed è proprio quello che accade ai due fratelli. Matteo, il minore, è l’unico che sa veramente fino a che punto il fratello sia malato, nessun’altro della famiglia ne è a conoscenza, nemmeno Ettore stesso.

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Una scena di Euforia. Foto di Andrea Pirrello

Un modo per proteggerlo, forse, o per averlo vicino fino alla fine, quando lo ospita a casa sua mentre si sottopone alle cure, mentre chi guarda riflette sulla validità etica di non dire a un malato la sua vera diagnosi. Ma Valeria Golino osserva e non giudica. L’autocelebrazione in cui Matteo si crogiola fa da contraltare al carattere schivo e cinico di Ettore, fin quando la morte non li costringe a fare i conti con la propria umanità. L’angoscia di dire addio a un fratello morente si scontra con l’euforia del titolo, la riscoperta di quelle piccole cose che riempiono la vita. 

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Jasmine Trinca e Valerio Mastandrea. Foto di Andrea Pirrello

In un viaggio introspettivo, Ettore si sente fuori posto nel mondo di Matteo, ma pian piano i due si riavvicinano, riscoprendo quei rapporti che un tempo, in un passato remoto, li legavano e che l’età adulta ha offuscato. In mezzo al dolore si fa strada così la rinascita della fratellanza, tra la spensieratezza su un tetto sotto l’azzurro cielo di Roma e un balletto infantile mentre imitano Stanlio e Ollio, momento che rende omaggio a un’altra memorabile scena di Gaucho con Vittorio Gassman e Nino Manfredi.

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Valerio Mastandrea è Ettore. Foto di Andrea Pirrello

Allo stesso modo anche Roma, vista dall’alto della terrazza di Matteo, sembra rendere omaggio alla bellezza della Città eterna celebrata dal cinema italiano, da Ettore Scola a Dino Risi a Paolo Sorrentino. E se Miele era affidato principalmente a Carlo Cecchi e Jasmine Trinca, Euforia si regge sulle magistrali interpretazioni di Scamarcio e Mastandrea. Sembra di ritrovare La dolce vita, ma senza i toni dell’espressionismo e filtrato attraverso uno stile più che mai contemporaneo. Un film che rende omaggio alla tradizione celebrando anche il cinema italiano contemporaneo, un film che si riallaccia in alcuni momenti alla commedia all’italiana, tingendo il dramma di una strana allegria che a tratti sembra stonare ma che non avrebbe potuto essere altrimenti.

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