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Eddie the Eagle e quel salto nel vuoto che sembrava impossibile

Hugh Jackman, Taron Egerton e un personaggio incredibile per una lezione sportiva da imparare

Se cammini dritto per la tua strada, con gli occhi aperti e le orecchie tappate, senza sentire quello che gli altri dicono, ecco che qualsiasi sogno – anche quello assurdo di poter riuscire a spiccare il volo – può diventare realtà. Retorica? Probabilmente, ma anche verità, come ben sanno tutti gli sportivi – soprattutto quelli olimpici – che, alla paga di sudore e giornate di estenuante lavoro, lottano per un sogno che coltivano da quando erano bambini, anche se sono cresciuti in un paesino dell’Inghilterra e non hanno mai visto la neve. Assurdo? No, anzi. Chiedetelo a Michael Thomas Edwards detto Eddie, che sfidando le pernacchie di tutti, nel 1988 prese parte, come primo atleta britannico, alle Olimpiadi Invernali di Calgary, in Canada, proprio nella disciplina del salto con gli sci.

Una tuta rossa per volare: Hugh Jackman spinge al volo Taron Egerton in Eddie The Eagle.

Un personaggio pazzesco per una storia pazzesca al centro di un biopic, Eddie The Eagle, uscito nel 2016 e diretto dal londinese Dexter Fletcher (autore nel 2011 di Wild Bill, fulminante e da scoprire), tratto da una vicenda che nel 1988 tenne banco ovunque, tanto che addirittura l’allora Presidente americano Ronald Reagan si interessò al personaggio, seguendone le gare. La storia raccontan la crescita di Eddie – interpretato da Taron Egerton, visto nella saga di Kingsman – dall’infanzia con una madre che lo sostiene e un padre che lo scoraggia, fino agli allenamenti in Germania (con annesse risate degli atleti rivali) passando per l’incontro con Bronson Peary (Hugh Jackman), ex promessa degli sci, whisky sempre nel bicchiere e una carriera interrotta troppo presto.

Hugh Jackman insieme al vero Eddie Edwards

Eddie The Eagle è un biopic ben cucito, ben rifinito, ben ideato, divertente, mai derisorio, canonico, ma mai scontato o superficiale, con una colonna sonora che racchiude l’immaginario pop (britannico) anni Ottanta, non a caso curata da Gary Barlow, leader dei Take That, che ha inserito brani di Tony Hadley, Paul Young, Nik Kershaw e Midge Ure. Una favola sportiva su un sognatore tutt’ora idolatrato e ricordato, tedoforo a Vancouver nel 2010 – una delle icone più influenti, nonostante tutto, degli sport olimpionici, eppure in grado di far arrossire gli organizzatori dei Cinque Anelli nel 1988. E non solo, perché poi Eddie Edwards è riuscito a diventare il punto di riferimento per tutti quelli che cercavano nello sport una figura a cui ispirarsi nei momenti in cui il traguardo sembrava altissimo (e stupendo) quanto il sole. Del resto, basta spiegare le ali come un’aquila.

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