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Claudia Gerini: «Io, Los Angeles e quello che vedrete nella terza stagione di Suburra»

Abbiamo incontrato l’attrice in occasione del Filming Italy di LA. Ecco la nostra intervista

Claudia Gerini
Claudia Gerini

LOS ANGELES – «Sono un soldato, mi piace lavorare: fare ciò che si ama, è un elisir di lunga vita» ci confessa Claudia Gerini, qui a Los Angeles in veste di ambasciatrice del festival Filming Italy di Tiziana Rocca. Nella quinta edizione interamente dedicata alle donne e con ospiti come Jackie Weaver e Rosario Dawson, all’attrice italiana protagonista di Suburra vanno due premi: il Best Movie Magazine Award e il Los Angeles Creativity Award. «Al discorso inaugurale, Rosario ha detto una cosa che mi ha fatto pensare, ovvero che anche dietro un ruolo femminile apparentemente fragile spesso si nasconde una donna che ha tenuto duro da qualche parte».

Maria Sole Tognazzi, Tiziana Rocca e Claudia Gerini a Los Angeles
Maria Sole Tognazzi, Tiziana Rocca e Claudia Gerini a Los Angeles

LE DONNE – «Come attrice non ho mai conosciuto la cosiddetta “crisi dei 40 anni” secondo cui non dovrebbero più offrirti ruoli, anzi, ho lavorato molto dopo i 40, spesso trovando bei personaggi di donne forti. Se invece parliamo del ruolo della donna come lavoratrice nel mondo occidentale, il discorso è diverso perché c’è ancora molto da fare, in Italia in particolar modo. C’è una evidente e radicata sottocultura maschilista. Basti pensare alla donna nella storia, dalle leggi che la obbligavano a farsi suora, all’acquisizione del diritto di voto arrivato solo nel ’46; non si possono fare grandi passi in avanti in così pochi anni e parlare di parità sarebbe ipocrita».

IL CINEMA – «Nel cinema, ma anche in altri campi, la donna guadagna meno dell’uomo perché a noi danno un diverso valore di mercato. Non si capisce perché, dopotutto è un dato scientifico che il pubblico è donna, sono loro a vedere i film! La strada da fare è ancora lunga. Ho due figlie femmine e cerco di dar loro gli strumenti per far capire quanto valgono e che non devono mai tirarsi indietro rispetto alla loro opinione. Cerco di crescerle come donne libere».

Claudia Gerini, Nana Ghana, Tiziana Rocca, Rosario Dawson e Jackie Cruz
Claudia Gerini, Nana Ghana, Tiziana Rocca, Rosario Dawson e Jackie Cruz

SARA MONASCA «Per costruire il personaggio di Sara Monasca in Suburra mi sono in parte ispirata alla Chaouqui, la donna saltata alle cronache per avere tramato contro il Vaticano. E più in generale, mi sono concentrata sull’essere freddi, ambiziosi, cinici, senza empatia per gli altri, ovvero ho creato una persona molto differente da ciò che realmente sono. Ma più si interpretano personaggi lontani da se stessi, più ci si diverte. Le “cattive” sono stupende da fare, sono catartiche, permettono di sfogarti e di dare risposte che mai oseresti. Devo molto a Sara Monaschi, mi ha portato molta visibilità internazionale: è lì che mi ha notata Terry George (scrittore di Nel Nome del Padre, NdR), anche lui è pazzo di Suburra. Mi ha voluta per il suo nuovo film Exiles, dovremmo iniziare a girare a maggio, ora siamo in fase location scouting e sappiamo già che in parte sarà filmato in Irlanda».

Claudia Gerini è Sara Monasca in Suburra
Claudia Gerini è Sara Monasca in Suburra

WE HEART SUBURRA «Perché Suburra piace tanto agli americani? Intanto sullo sfondo c’è Roma che anche grazie alle inquadrature, appare di una bellezza strepitosa. E poi è una serie ben girata, c’è azione, thriller, è ben scritta e ha personaggi accattivanti, insomma ha tutti gli ingredienti per avere successo. Ora stiamo girando la terza stagione: se la prima privilegiava le vicende inerenti al Vaticano e la seconda quelle politiche, la terza sarà sopratutto incentrata sulla criminalità, Ostia, gli zingari… non posso dire altro!»

LA WOMAN «Frequento Los Angeles da tanti anni, è una delle mie città preferite, mi ha sempre dato una spinta e buona energia. L’ho vissuta molto quando avevo 25 anni per motivi personali, avevo un fidanzato e tanti amici, facevo stage di recitazione ma la mia carriera si era già avviata in Italia. Ricordo che quando ero qui spendevo lo spendibile e poi tornavo in Italia a riguadagnare. Ho abitato qui anche con il papà della mia seconda figlia (Federico Zampaglione, NdR) quando stava registrando un disco, dunque l’ho vissuta tanto anche con le bambine piccole. Eppure non ho mai avuto il sogno Hollywoodiano, quanto piuttosto il sogno di fare film internazionali, europei e americani, ovvero ampliare il mercato e moltiplicare le opportunità. Parlo anche spagnolo e francese; ora sto iniziando un film indipendente francese intitolato Anna Rosenberg, anche quello bello tosto: è un thriller psicologico che parla di violenza sulle donne. Come attrice mi stimola uscire dal circondato».

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