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Brillantina, nostalgia e il nostro amore vintage. Per favore, non toccateci Grease…

Politically correct? No, grazie. Dopo le polemiche per la messa in onda sulla BBC, ecco la nostra lettera

Politically correct? No, grazie. John Travolta e Olivia Newton John in Grease. Il film uscì il 16 giugno 1978

ROMA – Ma sono davvero passati quarantatré anni? Quarantatré anni di brillantina, di corse fuori strada e di Summer nights trascorse a cantare? Sembrerebbe proprio di sì. Grease, il classico del 1978 firmato da Randal Kleiser, il musical tra i più ripresi, maneggiati e riproposti su ogni palco, supera anche il traguardo dei quaranta pur mostrandosi – fin dai titoli di testa, pura cultura pop mai invecchiata anche oggi – ancora il ragazzino frizzante che abbiamo conosciuto. Un capostipite da ammirare, a cui una schiera di film musicali, teen movie e serie tv, da Dirty Dancing a High School Musical, si sono poi ispirate e che, nell’emularne lo stile, ne hanno confermato ogni volta il valore.

Ma perché? La semplicità (apparente) di Grease e del genere boy-meet-girl raggiunse allora l’apice grazie alla fusione tra brani che ancora oggi continuiamo a cantare, giacchetto di pelle sulle spalle e viso pulito alla Sandra Dee stampati sui poster, e i passi dei balli che ci capita ancora di accennare. Perché crescere con Grease ha significato (anche) questo. Desiderare di eseguire una coreografia sui gradini a bordo campo mentre ci raccontavamo le conquiste estive, lasciarsi sulla spiaggia e ritrovarsi tra i banchi di scuola, far parte del gruppo esclusivo delle Pink Ladies, obiettivo alquanto difficile.

Era il voler avere la sicurezza di Rizzo, quella sua voracità, anche se in fondo poi quella ragazza non l’abbiamo mica mai capita, perlomeno fino a There a worse things I could do. Era voler riparare una macchina, saltarci sopra – per ballare o guidare non importava – e sfidare gli Scorpions nella pericolosa Thunder road, dopo essere stati al ballo scolastico e aver dato prova del nostro talento da ballerini, evitando quell’odiosa vipera di Cha Cha DiGregorio. Un immaginario mai invecchiato – questa la magia, riguardatevi i titoli di testa – e rimasto impresso nella mente (e nel corpo) di un pubblico che improvvisamente iniziò a camminare come Danny Zuko, acconciarsi come Danny Zuko, fare un falsetto come Danny Zuko. Con un John Travolta, diciamolo, al massimo del suo splendore. E non era scontato prendere il filone dei film nostalgia degli anni Settanta – leggi American Graffiti – richiamando i vent’anni precedenti e riuscendo però a diventare un prodotto atemporale, diffuso nell’etere della cultura pop del Novecento, punto imprescindibile dei musical e delle rom-com a venire.

E quindi sì, sono passati quasi quarantatré anni da quel 16 giugno 1978, giorno in cui arrivò in sala negli Stati Uniti (ma in Italia uscì il 30 agosto) e se si sentono non è certo per il politically correct, ma solo perché sono quelli che ogni spettatore misura e rapporta al proprio bagaglio di emozioni, le stesse che Grease continua incredibilmente a regalare, anche all’ennesima visione, emozioni simile ai “brividi che si moltiplicano” alla vista di Sandy vestita di pelle – Olivia Newton John, che fisico. Perché in fondo, è evidente, anche noi abbiamo sempre desiderato rifare un giorno quella scena finale. We go together!

  • Potete rivedere Grease in streaming su CHILI qui
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