ROMA – Ben Affleck non ha mai nascosto quanto la stagione dei premi di Argo sia stata per lui un’esperienza emotivamente contraddittoria. Il film, uscito nel 2012, fu uno dei grandi protagonisti dell’annata e culminò con la vittoria dell’Oscar come miglior film, ma proprio quella consacrazione portò con sé un grande dispiacere: l’assenza del suo nome tra i candidati alla miglior regia. A distanza di anni, l’attore e regista è tornato su quell’episodio con sincerità e una punta di autoironia, raccontando durante un’intervista al Jimmy Kimmel Live quanto quella mancata nomination gli abbia provocato un senso di vergogna e disagio difficili da dimenticare.
All’epoca, tutto sembrava andare nella direzione opposta. Durante la stagione dei premi del 2013 Affleck aveva vinto praticamente ovunque: Golden Globe, Critics Choice Award e BAFTA come miglior regista, un filotto che faceva pensare a una candidatura all’Oscar scontata. Argo ottenne complessivamente sette nomination agli Academy Awards, compresa quella per il miglior film, ma quando venne annunciata la cinquina dei registi il suo nome non c’era. Una decisione che colse di sorpresa pubblico, addetti ai lavori e lo stesso Affleck, diventando immediatamente uno dei casi più clamorosi di esclusione nella storia recente degli Oscar.
«È stato l’anno in cui chiunque mi diceva: “Verrai nominato, è sicuro”», ha ricordato Affleck. «Poi mi sono svegliato la mattina delle nomination e ho scoperto che non era successo. All’improvviso è diventato un enorme imbarazzo». A pesare non fu solo la delusione personale, ma il dover affrontare una narrazione che non sentiva sua: «Non ero io quello che andava in giro a dire che sarei stato nominato, ma mi sono ritrovato a dover rispondere a tutti sul perché non lo fossi».
La situazione assunse contorni quasi surreali poche ore dopo, quando Affleck dovette presentarsi ai Critics Choice Awards, la stessa cerimonia che poi lo avrebbe premiato come miglior regista. «Sul red carpet c’era una fila infinita di giornalisti e ognuno diceva la stessa cosa: “Che peccato per la mancata candidatura, come ti senti?”», ha raccontato. «È stato orribile. E alla fine ho pure vinto». Un paradosso che riassume perfettamente quell’annata: celebrato ovunque, ma escluso proprio nel momento che contava di più.
Negli anni, la mancata nomination è stata spesso analizzata come il risultato di dinamiche interne all’Academy, in particolare del ramo dei registi, tradizionalmente più restio a premiare film percepiti come troppo popolari o hollywoodiani. Il fatto che Argo abbia poi vinto l’Oscar più importante, con un annuncio passato alla storia perché fatto dalla Casa Bianca da Michelle Obama, ha reso l’episodio ancora più emblematico e discusso.
Oggi Affleck guarda a quel momento con maggiore distacco, ma ammette che il ricordo dominante non è la vittoria finale, bensì l’imbarazzo di quelle ore. Una ferita ormai cicatrizzata in una carriera che ha dimostrato di non aver bisogno di ulteriori conferme, ma che resta uno dei capitoli più curiosi e raccontati della storia degli Oscar. Nel frattempo, l’attore e regista è impegnato nella promozione dei suoi nuovi progetti, tra cui il thriller The Rip – Soldi sporchi, in arrivo su Netflix, dove torna a lavorare accanto all’amico e collaboratore di lunga data Matt Damon, confermando che, nomination o meno, il suo percorso a Hollywood continua senza rallentamenti.
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