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AVPSummit | Janet Yang: «La rivoluzione della diversità e lo sguardo femminile»

Inclusività e femminile: la produttrice protagonista a Matera del panel Diverse & Inclusive Storytelling

janet yang
Laurie Zaks, Janet Yang e Camilla Jimenez Villa all'AVPSummit

MATERA – Empire of the Sun, Larry Flynt – Oltre lo scandalo, Over the Moon. Cos’hanno in comune questi film? Sono stati prodotti da Janet Yang, vincitrice nella sua lunga carriera di Golden Globe e Emmy che l’hanno imposta come uno dei nomi più importanti del settore a Hollywood. È stata lei la protagonista di Diverse e Inclusive Storytelling, panel dell’Audio-Visual Producers Summit di Matera in cui ha condiviso il palco con Camilla Jimenez Villa, CEO e Co-Funder di The Immigrant, e Laurie Zaks, produttrice TV di show come Castle. Un momento di riflessione sul ruolo sempre più attivo della donna all’interno dell’industria e di come l’inclusività di genere stia aprendo a nuovi orizzonti narrativi inediti capaci di dare una spinta propulsiva all’intera industria, creando nuovi contenuti e dando spazio a nuovi talenti.

L’INCLUSIONE «I dati che riceviamo a sostegno della diversità diventano sempre più importanti. A livello internazionale si sente parlare di inclusione e diversità. Sia gli sceneggiatori che gli Studios, anche a livello istituzionale e governativo, incoraggiano alla diversificazioni. Oggi, rispetto a 5 anni fa, le donne sono sempre più spesso davanti e dietro la macchina da presa. Stanno emergendo nuovi talenti. I protagonisti principali stanno dando l’esempio in questo senso. Se pensate ai social oggi è facile trovare talenti senza dover spendere troppi soldi. Anche questo ha portato a inclusione e diversificazione».

Janet Yang
Janet Yang all’AVPSummit

L’EVOLUZIONE «Lo scorso anno ho lavorato con Netflix ad un progetto (Over the Moon, ndr) che aveva al suo interno l’elemento femminile perché la protagonista è una ragazza. Ma ne aveva anche uno internazionale perché era una ragazza cinese. Bisogna insistere su questa evoluzione. Ora stiamo lavorando ad un progetto in cui il protagonista è bianco ma Netflix sta spingendo per fare altro, sta spingendo per la diversità».

CRAZY RICH ASIANS «C’era bisogno di un blockbuster che convincesse le persone che un film di successo potesse avere un cast di protagonisti cinesi. Crazy Rich Asians ha dato inizio a un movimento che ha cambiato le cose. E non solo per gli asiatici. I latini americani solitamente al cinema e in TV vengono rappresentati com immigrati irregolari o spacciatori. Vogliamo andare oltre gli stereotipi, mostrarne le varie sfaccettature. Quando lavoriamo ad un cast cerchiamo di guardare altri aspetti oltre l’etnia».

Laurie Zaks, Janet Yang e Camilla Jimenez Villa

I PUNTI DI VISTA «Film come Wonder Woman, Promising Young Woman di Emerald Fennel o Chloé Zhao con Eternals vanno nella direzione del cambiamento. C’è la sensazione che tutto stia cambiando. Non volgiamo abolire lo sguardo maschile ma aggiungerne uno femminile. Hollywood ha sempre avuto uno sguardo maschile e questo ha avuto inevitabilmente un impatto sull’industria. Ma non deve essere per forza così. Una storia può essere raccontata da punti di vista differenti».

LA DIVERSITÀ «La pandemia ha imposto una riflessione: possiamo immaginare un mondo migliore? Un mondo più inclusivo che prenda in considerazione più voci? Ora abbiamo bisogno di autenticità. Quando sono arrivata a Hollywood c’erano delle regole e bisognava lavorare in un certo modo perché avevamo visto che funzionavano. Oggi, invece, cerco di aggiungere un elemento di diversità in tutto quello che faccio».

Janet Yang
Janet Yang durante il panel

LA NOVITÀ «Abbiamo parlato molto di creatività in questi anni. Dopo aver letto tanto devo dire che per realizzare una produzione oggi c’è bisogno di una combinazione tra tradizione e originalità: non puoi fare sempre la stessa cosa, devi aggiungere un elemento nuovo, originale. Quello che devi suscitare nelle persone che guardano è la curiosità, lo puoi fare anche usando un genere tradizionale ma aggiungendo un elemento di novità».

  • Roberto Stabile: «L’Audio-Visual Producers Summit, 007 e il futuro della sala»
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