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Fra tradizione e modernità | Se Locarno riscopre l’opera di Alberto Lattuada

Dimenticato, poco citato? Sì, ecco perché la retrospettiva su uno dei grandi narratori del Novecento

alberto lattuada
Alberto Lattuada, milanese, classe 1914, scomparso nel 2005.

MILANO – Dove eravamo rimasti? Dopo le retrospettive dedicate alla Lux e alla Titanus, il Locarno Film Festival torna questa volta ad esplorare la storia del cinema italiano con un regista come Alberto Lattuada, autore che nella prima parte della sua carriera lavorò proprio in quelle due case di produzione. Grazie alla presentazione della sua filmografia completa – con molte opere ancora poco esplorate anche dagli addetti ai lavori – a Locarno 74 si proverà così a fare luce su un autore a tutt’oggi poco conosciuto, soprattutto fuori dall’Italia (ma anche in Italia, attenzione), apparso spesso eccentrico e inclassificabile, e invece artefice di un cinema di estrema modernità.

alberto lattuada
Una scena de Il mulino del Po (1949) di Alberto Lattuada

Grande regista, ha lavorato con diversi degli attori più importanti del periodo, da Ugo Tognazzi a Alberto Sordi, ed è stato anche scopritore di grandi interpreti. Giona A. Nazzaro, direttore artistico del Locarno Film Festival, spiega così la scelta: «Lattuada? L’autore di una filmografia appassionante, ricca, stratificata, regista dallo sguardo inquieto e curioso, generoso e politico, in grado di conservare la sua singolarità e la sua individualità mettendosi sempre alla prova, sperimentando con i generi cinematografici, senza mai perdere il rapporto con il pubblico. Riscoprire l’opera completa di Alberto Lattuada significa portare alla luce il segreto meglio custodito del cinema italiano. Un segreto paradossale, affascinante, ancora misterioso».

Una scena de La steppa (1962) di Lattuada.

Nulla è in grado di rivelare come il cinematografo i fondamenti di una nazione”: così Lattuada definiva ciò che per lui era la settima arte nel 1945 quando, con altri registi contribuiva a fare della sala un luogo di partecipazione civile, politica e morale. La passione per il cinema era nata durante gli anni di studio, grazie alle collaborazioni in qualità di cinefilo e critico e all’organizzazione di rassegne cinematografiche. Roberto Turigliatto, curatore della retrospettiva, spiega: “Sensualità, bellezza, ambiguità, dominio della forma, perfezionismo e sperimentazione caratterizzano l’opera di straordinaria diversità realizzata da un uomo libero, curioso e anticonformista, che oggi è più che mai necessario riscoprire”.

Una scena di Venga a prendere il caffè… da noi (1970) di Alberto Lattuada

Per accompagnare il pubblico di Locarno, nel corso dei prossimi mesi sui canali ufficiali del festival verranno pubblicate delle video pillole realizzate con alcuni degli studiosi e delle personalità del cinema italiano e internazionale che maggiormente si sono confrontati con Lattuada e la sua opera, andando così a comporre una collezione di spunti e punti di vista che apriranno il dibattito dal vivo che si svilupperà ad agosto. Verso Lattuada, questo il titolo dell’iniziativa, verrà inaugurata nel mese di febbraio con le riflessioni di due critici come Paolo Mereghetti e Maurizio Porro.

Una scena di Così come sei (1978) di Alberto Lattuada

La retrospettiva è organizzata dal Locarno Film Festival in collaborazione con la Cinémathèque suisse, la Cineteca Nazionale – Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia, la Fondazione Cineteca di Bologna, la Fondazione Cineteca Italiana e l’Istituto Luce-Cinecittà. La 74esima edizione del Locarno Festival si terrà dal 4 al 14 agosto, ma nel frattempo se volete cominciare a vedere il cinema di Lattuada, in streaming gratis su CHILI qui trovate uno dei suoi molti cult: Venga a prendere il caffè da noi.

  • Qui il video di presentazione della retrospettiva:

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