TROPEA – Al Tropea Film Festival 2025 Abel Ferrara non si è limitato al ruolo istituzionale di presidente di giuria. Nel dialogo con studenti e pubblico, guidato da Cristiana Allievi, il regista ha intrecciato la sua storia personale con una visione politica e culturale netta: in un mondo attraversato da conflitti e da un senso crescente di precarietà, il cinema deve restare un atto di vita e una presa di posizione.
L’artista newyorkese ha invitato i giovani a non farsi intimidire dalle sfide del presente, dall’intelligenza artificiale alla minaccia dei grandi poteri, ma a trovare nel cinema un linguaggio di resistenza e di consapevolezza. Per lui, girare un film non è mai soltanto un gesto creativo, ma un atto di responsabilità nei confronti della realtà e del futuro.
Ferrara ha ricordato anche la sua esperienza formativa, dagli inizi a sedici anni fino al rapporto con il cinema italiano e con Pier Paolo Pasolini, esempio di un autore capace di coniugare radici, impegno civile e sguardo internazionale. Rievocando la visione de Il Decameron a New York, ha sottolineato la forza dirompente di un cinema che mette al centro le persone reali e la vita quotidiana.
Il Tropea Film Festival si è così confermato non solo come vetrina di nuovi talenti, ma come luogo di confronto e coscienza civile, dove il cinema diventa strumento per scegliere la vita e non la morte, per trasformare la paura in creazione.
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