VENEZIA – Perché il dolore ci cambia? Quanto pesa la memoria nelle scelte che facciamo? E soprattutto: una storia appartiene a chi la vive o a chi continua a raccontarla? Sono domande che il cinema prova a rincorrere da sempre. Domande senza una risposta definitiva, forse proprio per questo destinate a tornare, film dopo film, autore dopo autore. Con Company, presentato in Concorso all’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Casey Affleck sembra scegliere di affrontarle attraverso il linguaggio del mystery gotico, costruendo un racconto che attraversa il tempo e mette al centro ciò che resta quando gli eventi diventano passato: il ricordo.
Dopo Light of My Life, Affleck torna dietro la macchina da presa con il suo terzo lungometraggio da regista e debutta nel Concorso veneziano. Un passaggio importante per un autore che, negli anni, ha costruito un cinema che guarda meno agli eventi e più alle ferite che questi lasciano nelle persone. Anche questa volta parte da un mistero, ma tutto lascia pensare che il vero cuore del film sia un altro: ciò che il tempo, il dolore e la memoria continuano a fare di noi.
La storia si sviluppa attraverso tre epoche diverse e tre racconti destinati a intrecciarsi. C’è una donna misteriosa che compare senza essere stata invitata, un anziano eremita, una tormenta di neve, una coppia di agricoltori, un giovane vagabondo e una scia di violenza che attraversa il passato. Ma sarebbe riduttivo fermarsi alla trama. Company sembra voler costruire un mosaico in cui ogni storia illumina quella precedente, fino a trasformare il mistero in qualcosa di molto più intimo: un viaggio nella memoria e nel modo in cui scegliamo di tramandarla.
Più che il mistero, però, ad affascinare è la struttura stessa del film. Ogni storia nasce da un’altra storia, ogni personaggio diventa il custode del ricordo di qualcun altro e il passato continua a riaffiorare attraverso le parole di chi sceglie di tramandarlo. È un’idea di cinema che sembra ricordarci come la memoria non sia mai qualcosa di immobile: cambia, si trasforma, si arricchisce di nuovi significati ogni volta che qualcuno decide di raccontarla.
Ad accompagnare Affleck c’è un cast di grande livello composto da interpreti come Nick Nolte, Ben Mendelsohn, Adelaide Clemens, Scoot McNairy, Emily Alyn Lind e Caylee Cowan, chiamati a dare vita a personaggi appartenenti a epoche diverse ma uniti da una stessa domanda: è davvero possibile lasciarsi il passato alle spalle?
Tra i film in concorso, Company è uno di quelli che incuriosiscono di più proprio perché sembra voler custodire il proprio mistero, invece di esibirlo. Più che invitare lo spettatore a trovare subito una risposta, Casey Affleck sembra chiedergli di attraversare il dubbio, lasciandosi guidare da storie che si rincorrono nel tempo. E se riuscirà nel suo intento, Company potrebbe rivelarsi uno di quei film che non si limitano a essere guardati, ma chiedono a chi è in sala di ricomporne il significato, un frammento alla volta.
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