in

INTERVISTE I Carlo De Ruggieri: «La libertà di Mattia Torre è l’eredità più preziosa che ci ha lasciato»

L’attore sarà tra i protagonisti dell’evento di Bomarzo dedicato allo sceneggiatore e drammaturgo scomparso nel 2019. Tra memoria, scrittura e impegno culturale, racconta il valore di un premio che continua a trasmettere il pensiero e la libertà creativa di Mattia Torre alle nuove generazioni.

BOMARZO – Sabato Bomarzo tornerà a ricordare Mattia Torre, autore tra i più originali e influenti della drammaturgia e della televisione italiana contemporanea, attraverso un appuntamento che celebra la sua opera e il suo sguardo sul mondo. Tra gli ospiti della manifestazione ci sarà anche Carlo De Ruggieri, attore che con Torre ha condiviso un lungo percorso artistico e umano. In questa intervista ci racconta il significato del testo che porterà sul palco (domani alle ore 19), l’importanza di custodire la memoria dell’autore e il valore della libertà creativa che ha sempre contraddistinto la sua scrittura.

L’evento di sabato a Bomarzo in memoria di Mattia Torre nasce per ricordare un autore che ha lasciato un segno profondo nella scrittura italiana. Qual è oggi il significato più importante, per te, del testo che leggerai?

«Il testo che leggerò si intitola Il piccione salviniano. Racconta di un automobilista che si trova bloccato da un piccione fermo in mezzo alla strada, incapace di spostarsi. In quell’animale, con il suo atteggiamento tronfio e arrogante, il protagonista finisce per riconoscere i tratti tipici del sovranista. Quello che mi diverte è il tentativo iniziale di instaurare con questo piccione un dialogo pacato e razionale, che però si trasforma progressivamente in qualcosa di sempre più esasperato e folle. È una dinamica che, in fondo, appartiene anche al nostro presente: proviamo a rispondere a una certa retorica populista e semplificatoria cercando di riportare tutto sul terreno della razionalità, ma spesso è un’impresa impossibile. Mi colpisce anche un altro aspetto: questo paradosso racconta quanto la politica venga ormai vissuta attraverso una continua indigestione di informazioni, consumata in solitudine. Una condizione che può portarci perfino ad avere visioni allucinate, come quella di riconoscere in un piccione i tratti di una retorica politica che non condividiamo.»

Quanto è importante mantenere viva la memoria di Mattia Torre attraverso un premio dedicato alla sua opera?

«È importante sotto molti punti di vista. Da un lato c’è un aspetto personale, quasi egoistico: dare continuità a un rapporto che non vogliamo svanisca e che non vogliamo dimenticare. Dall’altro c’è il valore del premio in sé. Mattia era un autore giovane e credo sia stato giusto dedicare questo riconoscimento a scrittori e autori under 35, a chi sente il desiderio di intraprendere un percorso nella scrittura e nella narrazione. È un modo concreto per far vivere il suo insegnamento anche attraverso le nuove generazioni.»

Il Premio coinvolge istituzioni e territorio. Quanto conta fare rete per sostenere la cultura?

«Direi che è essenziale. Non esiste cultura senza scambio e senza confronto. Le istituzioni hanno il compito di creare le condizioni perché questo avvenga, ma anche di restituire significato ai luoghi, valorizzando le radici culturali profonde di ogni territorio. È attraverso questa connessione con la propria storia che una comunità può continuare a riconoscersi e a crescere.»

Mattia Torre univa ironia e profondità. Qual è il suo insegnamento più attuale per chi scrive oggi?

«Se c’è un aspetto che mi piace ricordare del suo modo di lavorare è la libertà. Mattia non si è mai posto il problema di uniformarsi ai cliché, alle mode del momento o ai filoni che di volta in volta sembravano dominare il cinema, il teatro o la televisione. Era un autore libero, nella sua ispirazione e nel suo modo di raccontare la realtà. Credo che questo sia il messaggio più importante da trasmettere a chi oggi desidera fare questo mestiere: difendere sempre la propria libertà creativa.»

In un periodo di grandi cambiamenti per cinema, teatro e televisione, cosa significa valorizzare il ruolo dell’autore con un premio dedicato?

«Valorizzare il ruolo dell’autore è fondamentale, ma lo è soprattutto se quell’autore continua a difendere la propria libertà creativa. Significa impegnarsi a leggere la realtà in profondità, senza accontentarsi della prima interpretazione disponibile. Vuol dire non costruire il proprio sguardo soltanto attraverso quello che raccontano i giornali o la televisione e, anche quando accade, avere sempre il coraggio di mettere in discussione quelle convinzioni. È questo, secondo me, il compito più autentico di chi scrive.»

Per maggiori informazioni: https://www.tusciafilmfest.com/premio-mattia-torre-2026-iscrizioni-fino-al-26-luglio/

LEGGI ANCHE

Odissea parte bene al box office italiano: il debutto di Christopher Nolan supera Oppenheimer

Critics Choice Super Awards 2026: Superman domina le candidature, bene anche The Boys e Weapons

Lascia un Commento

Lioness 3: il trailer ufficiale promette la stagione più intensa di sempre, dal 2 agosto su Paramount+