GARDA – «Il teatro è la mia casa. È il luogo dove sono nato e dove vorrei morire».
È una dichiarazione d’amore, ma anche una dichiarazione d’identità, quella che Massimiliano Gallo ha regalato al pubblico del Garda Cinema Film Festival durante la quarta serata della manifestazione diretta da Franco Dassisti. Ospite tra i più attesi di questa edizione, l’attore napoletano è stato protagonista di un incontro che ha attraversato cinema, teatro e memoria, accompagnando la presentazione di La salita, il suo primo film da regista.
Per l’occasione Gallo ha ricevuto il Premio Shooting Star, riconoscimento che celebra il suo debutto dietro la macchina da presa con un’opera ispirata a una storia vera: quella di Eduardo De Filippo che nel 1983 organizzò un laboratorio teatrale per le detenute del carcere minorile di Nisida.
Un racconto che affonda le radici proprio in quell’idea di teatro che per Gallo rappresenta ancora oggi il centro della sua formazione artistica.
Durante il talk con il pubblico, l’attore ha riflettuto sul rapporto tra i diversi linguaggi della recitazione. Se il teatro rimane il luogo dell’origine e dell’appartenenza, il cinema gli ha insegnato una diversa profondità psicologica, fatta di concentrazione e di un continuo lavoro interiore per entrare e uscire dai personaggi.
Secondo Gallo, però, la vera differenza non sta nei mezzi ma nella preparazione: «Un attore deve essere un attore di teatro formato», ha spiegato, sottolineando come i linguaggi possano cambiare, ma il talento e il lavoro restino il vero discrimine.
Non è mancato un passaggio dedicato a Napoli, città che continua a occupare un posto centrale nel suo immaginario umano e artistico. Una città che, ha raccontato, è capace di convivere con contraddizioni profonde, fatta di straordinarie bellezze ma anche di grandi difficoltà. Per questo, secondo Gallo, ridurla a una serie di cliché significa fare un torto sia alla città sia ai napoletani che la abitano ogni giorno.
Parlando invece della sua esperienza da regista, Gallo ha confessato di aver imparato osservando. O meglio, “rubando”. Nel corso della sua carriera ha lavorato con alcuni dei più importanti registi italiani e da ciascuno di loro ha cercato di cogliere qualcosa: non per replicarlo, ma per comprendere come uno sguardo possa trasformare una storia in cinema.
Anche noi di Hot Corn abbiamo incontrato Massimiliano Gallo prima della premiazione. Con lui abbiamo parlato de La salita, della felicità, del passaggio alla regia e delle storie che oggi sente il bisogno di raccontare.
Qui la nostra intervista completa a Massimiliano Gallo:
La serata è stata aperta dalla proiezione di Caffè nero bollente di Cinzia Pedrizzetti, cortometraggio in concorso che racconta la lotta di una donna detenuta per conservare la propria identità attraverso la forza della poesia.
È proseguito inoltre il Concorso Internazionale Cortometraggi, da sempre uno degli spazi più significativi della manifestazione. Tra le opere presentate nella giornata di ieri il documentario Macchina continua di Ruben Gagliardini, dedicato alla chiusura di uno storico stabilimento cartario di Fabriano, e i cortometraggi di finzione Cos te Costa di Davide Del Degan, Via Bellezza, 11 di Giuseppe Cardaci con Antonio Catania, l’animazione Skad di Emanuele Dragone e Orosi di Mohammad Hormozi.
Opere diverse per provenienza, stile e linguaggio, ma accomunate dalla capacità di raccontare il presente attraverso sguardi originali e personali.
Con la presenza di Massimiliano Gallo e il continuo dialogo tra grandi protagonisti e giovani autori, il Garda Cinema Film Festival conferma la sua vocazione: raccontare il cinema come luogo di incontro, memoria e trasformazione.
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