ROMA – C’è una cosa che internet riesce a fare benissimo: trasformare un film che nessuno ha ancora visto in un campo di battaglia culturale. Stavolta è toccato a The Odyssey, il nuovo attesissimo progetto di Christopher Nolan, adattamento dell’opera di Omero che arriverà al cinema con un cast gigantesco guidato da Matt Damon.
Il motivo della polemica? Alcune scelte di casting. In particolare la presenza di Lupita Nyong’o e Elliot Page, finiti al centro di un’ondata di commenti, meme e accuse da parte della solita galassia social anti-“woke”. Un copione che Hollywood conosce ormai fin troppo bene: era già successo con Snow White, con The Lord of the Rings: The Rings of Power e praticamente con ogni blockbuster che provi anche solo minimamente ad allargare la rappresentazione sullo schermo.
A dare ulteriore benzina alla discussione è stato anche Elon Musk, che su X ha rilanciato diversi post contro il film, insinuando che Nolan avrebbe scelto un cast più inclusivo solo per rincorrere gli Oscar. Una teoria che online è diventata rapidamente “verità”, nonostante ignori completamente come funzionino davvero gli standard dell’Academy.
Perché no, gli Oscar non impongono cast multietnici per poter concorrere. Le linee guida introdotte negli ultimi anni riguardano anche troupe tecniche, opportunità lavorative, formazione professionale e ruoli dirigenziali nelle società di produzione e distribuzione. Lo dimostra lo stesso Oppenheimer, sempre diretto da Nolan, che con un cast quasi interamente bianco ha dominato gli Academy Awards vincendo sette statuette.
Ma forse il punto più assurdo della polemica è un altro: The Odyssey racconta un universo popolato da ciclopi, creature mitologiche, divinità e viaggi nell’oltretomba. È un poema che nei secoli è stato reinterpretato in mille forme diverse, attraversando teatro, letteratura, cinema e cultura pop. Pensare che esista una sola versione “corretta” di quei personaggi significa dimenticare proprio la natura del mito: qualcosa che cambia, si trasforma e continua a parlare al presente.
Anche perché i personaggi al centro delle critiche occupano uno spazio limitato nell’Odissea originale. Elena compare brevemente, mentre Achille appare come spirito nell’Ade. Il cuore della storia resta il viaggio di Ulisse e lo sguardo che Nolan costruirà intorno alla sua discesa dentro il caos, il desiderio e la sopravvivenza.
E allora viene da chiedersi se questa rabbia abbia davvero a che fare con Omero. O se, più semplicemente, internet abbia bisogno ogni settimana di un nuovo bersaglio da trasformare nell’ennesima guerra culturale da combattere a colpi di hashtag.








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