BARI – C’è un tempo che scorre e un tempo che resta. È da questa tensione che nasce Era, il nuovo film di Vincenzo Marra, presentato al BIF&ST e al centro di un racconto che parte da qualcosa di profondamente personale per arrivare a toccare una dimensione universale. Marra lega il senso del titolo a una figura intima e fondante: quella della nonna. Un punto di partenza che diventa subito qualcosa di più ampio, quasi simbolico, perché attraverso quel legame affettivo si apre una riflessione sul tempo, sulla memoria e su ciò che resta delle persone quando tutto sembra cambiare. Era non è solo un film sulla vecchiaia, ma su come la guardiamo. Lontano dagli stereotipi più comuni, il racconto costruisce un’immagine diversa: non fragile o marginale, ma viva, stratificata, attraversata da contraddizioni e desideri. Una vecchiaia che esiste nel presente, che ha ancora qualcosa da dire e da essere. Quello che emerge è un film che invita a rallentare, a fermarsi, a riconsiderare l’idea stessa di “età”. Perché forse non esiste un solo modo di invecchiare, così come non esiste un solo modo di raccontarlo.
INTERVISTA | Vincenzo Marra: Era, il tempo e una nuova idea di vecchiaia
Al BIF&ST il regista racconta Era, un film che parte da un ricordo personale per trasformarsi in una riflessione intima e universale sul tempo che passa.





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