ROMA – In un tempo che ci vuole impeccabili, levigati, performanti anche quando siamo a pezzi, Michele Bravi sale sul palco dell’Ariston e compie un gesto silenziosamente rivoluzionario: difende la bellezza delle cose storte. A Sanremo 2026 porta Prima o poi, un monologo dolce e lucidissimo sull’inadeguatezza, dedicato a chi almeno una volta si è sentito fuori posto. Con le scarpe sbagliate, nel giorno sbagliato, nella versione sbagliata di sé.
L’immagine è di una semplicità disarmante: sei sotto la pioggia, completamente fradicio, davanti al citofono… e non ti ricordi quale pulsante suonare. Fa quasi sorridere. Ma sotto quel sorriso c’è un vuoto che conosciamo tutti: lo smarrimento, il sentirsi fuori tempo massimo, la sensazione di non avere più una casa in cui rientrare. Michele Bravi non cerca di rendere quella scena più elegante. La lascia storta, e proprio lì trova tutta la poesia.
È la terza volta per Michele Bravi al Festival. Nel 2017 con Il diario degli errori era l’inizio, la scoperta. Nel 2022 con Inverno dei fiori un ritorno più intimo, raccolto. Oggi è diverso. C’è una consapevolezza nuova, più adulta, più professionale, ma senza perdere quella vulnerabilità che è sempre stata il suo tratto distintivo.
Prima o poi, scritta da Michele Bravi con Rondine e Gianmarco Grande e prodotta con Carlo Di Francesco, nasce da uno scarto creativo: una strofa dimenticata in una cartella piena di idee “orribili”. Poi qualcosa cambia prospettiva, e da quell’errore prende forma il cuore del brano. Con il Maestro Alterisio Paoletti costruisce un dialogo vero con l’orchestra, pensato per l’Ariston: un impianto armonico che alterna maggiore e minore, restituendo quella sensazione di instabilità emotiva che attraversa tutto il pezzo. È pop, ma con un respiro quasi cinematografico.
Nella serata delle cover Michele Bravi condividerà il palco con Fiorella Mannoia sulle note di Domani è un altro giorno, omaggio a Ornella Vanoni, scomparsa da poco e sempre vivissima nell’immaginario musicale italiano. È un gesto di rispetto e di continuità, quasi un passaggio di testimone. Vanoni ha raccontato la malinconia con un’eleganza irripetibile e Mannoia è una delle poche interpreti capaci di tenere insieme profondità e forza. Il suo legame con Michele nasce proprio a Sanremo e negli anni si è trasformato in stima vera, confronto, affetto.
Michele Bravi non arriva all’Ariston per dimostrare di essere forte. Arriva per mostrarsi umano. In un Festival che ingigantisce tutto, sceglie la delicatezza. E oggi, credetemi, è un atto radicale.
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