ROMA – La musica sta cambiando pelle davanti ai nostri occhi. Non nasce più solo negli studi o nelle radio: nasce nei telefoni, nei video girati in camera, in quei quindici secondi che diventano colonna sonora di una generazione. Eddie Brock è uno di quei nomi che raccontano perfettamente questo passaggio.
Eddie Brock è lo pseudonimo di Edoardo Iaschi, romano classe 1997. Il suo volto molti lo hanno scoperto dopo, ma la sua canzone la conoscevano già: Non è mica te. Un brano diventato virale su TikTok, sì, ma prima ancora diventato confessione collettiva. “Lei è bellissima, ma non è te” non è solo un ritornello: è una resa, una presa di coscienza, una ferita che si riconosce subito. E quando succede così, è perché qualcuno ha scritto qualcosa che somiglia davvero a chi ascolta.
Dietro quel successo non c’è un percorso lineare da manuale. Ci sono i locali con pochi spettatori, i turni da rider, il call center, le case vacanze da gestire per pagarsi il tempo necessario a scrivere. C’è un ragazzo che ha iniziato con il rap e il freestyle, che ha affinato la scrittura, che ha scelto un nome preso dall’universo Marvel – Eddie Brock, l’alter ego di Venom – quasi a dichiarare da subito che dentro le sue canzoni convivono luce e ombra.
Con l’EP Roma dorme e poi con l’album Amarsi è la rivoluzione la sua musica prende forma definitiva: pop contemporaneo, diretto, emotivo ma mai stucchevole. Racconta l’amore quando finisce, quando manca, quando resta storto. E lo fa senza protezioni.
A Sanremo 2026 debutta con Avvoltoi. Il titolo è forte, quasi spigoloso. È un cambio di prospettiva: meno cuore spezzato, più sguardo lucido su ciò che ti gira intorno. Su chi osserva, commenta, aspetta. È una scelta coraggiosa per un esordiente, perché non gioca sul terreno sicuro del singolo virale.
Per la serata delle cover sceglie di duettare con Fabrizio Moro sulle note di Portami via. Una scelta che è quasi un ponte generazionale. Moro ha fatto dell’urgenza emotiva una firma, e quella canzone intensa e viscerale sembra dialogare perfettamente con la sensibilità di Eddie. Non è una scelta nostalgica: è una dichiarazione di appartenenza a una scrittura che mette il cuore prima del calcolo.
Eddie Brock arriva all’Ariston con qualcosa che oggi conta più di tutto: una connessione reale con chi lo ascolta. E in un Festival che amplifica ogni dettaglio, sarà interessante vedere se quella verità – nata in uno schermo piccolo – saprà riempire uno dei palchi più grandi d’Italia.
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